Coscienze – Prima parte

di cristinadellamore

Lei ci ha lasciate sole, almeno per questa sera. Una riunione che non finisce più, e sì che io sono tornata a casa, come purtroppo è diventata consuetudine, ben più tardi delle sette di sera.

A lei toccherebbe anche preparare la cena, ma ci siamo guardate, la cugina ed io, ed abbiamo deciso di alleggerirla almeno di questa fatica e di farle una sorpresa. Polpettone di tonno, che è uno dei piatti che a lei piace di più, io so come si fa ma ho il solito problema con le dosi, la cugina si è limitato a mangiarlo (e mi dice che alla madre veniva benissimo), quindi vado a cercare il venerabile Cucchiaio d’Argento della nonna di lei e trovo con un po’ di fatica la ricetta.

Patate a bollire nel pentolone, visto che abbiamo preso quello più grande, e intanto apro le scatolette di tonno schizzando olio da tutte le parti; brutta mossa, ma accanto a me c’è la cugina che si arma di spugnetta e detersivo e pulisce con la freddezza di un medico in sala operatoria. Non solo, mentre io faccio a pezzettini e sfilaccio i tranci di pesce lei lava ed asciuga le scatolette vuote prima di archiviarle nel sacchetto dei rifiuti assieme alle bottiglie di plastica.

Mentre le patate cuociono, mi stiracchio un po’. Sono stanca, sto avendo giornate impegnative e mi manca tanto la compagnia di lei, la possibilità di toccarla e di farmi accarezzare e coccolare in qualsiasi momento – ed i tempi morti della cucina erano un’occasione perfetta per sentirla contro di me. Forse ricordando quei momenti stasera ho messo solo una felpa sottile ed aderente che mi arriva a mezza coscia e si capisce benissimo che sotto non indosso niente.

La cugina mi sfiora per provare con la forchetta; no, è ancora presto, non sono ancora cotte. Poi dovremo correre, anche perché il tutto una volta pronto dovrà raffreddare, altrimenti non sarà possibile tagliarlo a fette. Un’occhiata all’orologio, il tempo c’è, per fortuna. E la cugina fa un passo indietro, si scusa e sparisce, per ritornare un minuto dopo nella mia stessa tenuta. Sì, stasera qui fa caldo.

Si appoggia con le spalle all’angolo della parete e comincia a parlare, come fa spesso quando siamo sole. Sa che sono curiosa e sono una brava ascoltatrice; le serve, credo, per chiarirsi le idee ed a me non dispiace affatto. E dunque, mi parla della sua ultima conquista, il professore universitario, dice che con lui si trova benissimo, ma è molto più a disagio quando escono in compagnia, visto che il suo gruppo è più o meno tutto di trentenni più o meno rampanti.

In altri tempi avrei sorriso e le avrei suggerito di flirtare e mettersi in mostra. Ora non più; io ci sono già passata, quando dovevo avere a che fare con gli amici e soprattutto le amiche di lei, più o meno lo stesso problema. Quindi annuisco e le racconto cosa è capitato a me. Nel senso che una sera, tornate a casa dopo un’altra insoddisfacente pizza nel corso della quale io mi ero limitata a fare la bella statuina lei mi fece accomodare in poltrona senza darmi neanche il tempo di togliere le scarpe, si inginocchiò ai miei piedi e mi spiegò che dovevo smettere di essere solo una moglie trofeo, partecipare alla conversazione anche a costo di dire qualche fesseria e ribattere con tutta la grinta necessaria; se avessi esagerato lei me lo avrebbe fatto capire. E, concluse, non dovevo aver paura perché io della vita e degli uomini – argomento di conversazione principe, questo – ne sapevo molto di più di loro.

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