Anfibi – Quinta parte

di cristinadellamore

(Segue da qui)

Dopo cinque minuti Sara è più che eccitata, diciamo proprio arrapata ed io mi sto divertendo perché immagino di raccontare a lei tutta la scena, e magari di rifarla assieme, cominciando con la camicetta sbottonata sul reggiseno a balconcino (che in ufficio per ovvi motivi non metto mai, ma Sara non se ne è mai accorta), poi le gambe incrociate molto in alto con la gonna stretta che sale a mostrare l’orlo delle autoreggenti, poi la lingua che umetta ripetutamente le labbra per far luccicare il rossetto. Devo ancora arrivare a raccontarle che sì, mi ero tolta le mutandine in bagno e le avevo infilate nella custodia del tablet aziendale; insomma, tutti questi preliminari fanno sempre effetto, davvero, e devo confessare che lo fanno anche su di me.

Solo che proprio quando sto arrivando al dunque, e racconto a Sara di come mi sono inginocchiata sotto la scrivania ed ho cominciato ad aprire i pantaloni al direttore, ecco che arriva lei con Paola; seguono a ruota la cugina ed il soldato tedesco, anzi, deve essere un graduato, porta delle strisce a V sulla manica. Comunque sia, anche nel bel mezzo del casino di questa festa che Sara sia decisamente su di giri salta agli occhi; Paola la prende per mano e la porta via scusandosi, e non voglio neanche pensare a quello che si diranno.

Scarico anch’io un po’ di adrenalina e stringo la mano al professore che mi sembra galleggiare su una nuvoletta, con la cugina appesa al braccio; ha fatto colpo e lo sa. Lei sorride a sua volta, gentilmente prima, rivolta alla cugina, più entusiasta quando guarda me. Gli occhi fissi nei miei, ci leggo divertimento e desiderio, e improvvisamente so di cosa ha parlato con Paola.

Ci scusiamo a nostra volta, è il momento di lasciare soli i piccioncini, e lei mi trascina dove c’è più folla, tutti accoppiati che fingono di ballare. Lo facciamo anche noi, lei mi bacia e mi stringe forte, io ricambio cercando tra giacca e pantaloni un lembo di pelle da accarezzare. Non lo trovo, purtroppo, però lo trova lei nel bel mezzo della mia schiena, sopra l’orlo della canottiera, e mi procura un gran brivido.

Lei se ne accorge e mi parla all’orecchio: “Amore, mi devi spiegare per filo e per segno questa storia di Sara. Paola è stata molto confusa, era ancora agitata, voleva fare un paio di telefonate a certi suoi amici, figurati”. Ci penso su e chiedo se voleva mandare qualcuno a spezzare le gambe del direttore generale. Lei ride di cuore, mi abbraccia più stretta e ne approfitta per infilare una gamba tra le mie. Peccato, per i pantaloni pesanti che indossiamo non posso sentire la sua pelle, e mi accontento del calore e del profumo.

“No, amore. Solo la Finanza”. Lei mi parla all’orecchio e con il suo respiro le parole mi accarezzano la pelle. Come sempre, quando siamo assieme siamo anche solo, tutto quello che c’è attorno a noi scompare. Mi muovo quel tanto che basta che portarmi a tiro, la bacio e lei risponde, sposta una mano per accarezzarmi il seno sopra la canottiera, attraverso il cotone mi stringe un capezzolo, meravigliosa promessa per il resto della serata.

Quando si stacca da me è leggermente arrossita ed ha il respiro un po’ affannoso. Raccontare? Facciamo così, troverò il modo e davvero lo rivivremo assieme.

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