Anfibi – Terza parte

di cristinadellamore

(Qui e qui le parti precedenti)

Lei sorride. “Lo conosco, è un professore di Storia Contemporanea, è stato a lungo con una mia amica. Ci giurerei che l’uniforme è originale, o almeno perfettamente imitata”. E visto che questo è il suo campo, ha sicuramente riconosciuto le FFI, aggiungo io, ottimo modo per rompere il ghiaccio. E’ una brava persona?, le chiedo, e ne ho un cenno di assenso. Bene, allora divertiamoci.

Sara mi raggiunge un po’ affannata, tirandosi dietro Paola. Fanno effetto, visto che hanno scelto il vestito bianco che Marilyn Monroe faceva vorticare sulla griglia di areazione della metro, e lo hanno completato con le parrucche bionde d’ordinanza. Nessuna vergogna, anche Norma Jeane Mortenson era bruna, e comunque stanno benissimo. Lei non sembra entusiasta, mi farò spiegare perché, quando Paola la prende sottobraccio e la porta in un angolo cominciando a parlare fitto. Sara si stringe nelle spalle prima di abbracciarmi.

Mi trovo anche io in un angolo, a chiacchierare con Sara come non facevo da tempo: e sì che ci vediamo ogni giorno, ma forse dipende dalla pessima aria che gira in ufficio, mentre qui siamo più tranquille.

E insomma, Sara mi confida che visto che è più giovane di Paola vorrebbe, anche lei, fare un figlio, se lo possono permettere, anche se è quasi sicuro che sarebbero altri due gemelli, e poi diventa viola perché si ricorda quello che ho passato io ed ha passato lei, mi chiede scusa ed anneghiamo la brutta figura nell’alcol: anche io, mi fa piacere ritrovarla, magari l’aria cambierà anche in ufficio, perché no?

Un’occhiata in giro. Lei è ancora lì che discute con Paola, è di spalle e dalla postura mi sembra perplessa anche se non preoccupata, la cugina è sparita da qualche parte in mezzo alla gente. Si starà divertendo? Mi auguro di sì, io devo ancora cominciare, ed è meglio se rifiuto il bis del superalcolico che mi viene offerto gentilmente da Sara. Sara invece lo prende e per fortuna lo sorseggia, e intanto mi chiede come vanno le cose a casa, senza lasciarmi il tempo di rispondere perché mi racconta che hanno finalmente risolto buona parte dei problemi delle famiglie con figli piccoli. A cominciare dal sesso, sorride strizzando un occhio. E come hanno fatto? Semplicissimo, hanno assunto una tata a tempo pieno, 24/7, e così loro sono libere di starsene un po’ per conto loro.

Insomma, sapevo che Paola è l’ultima discendente di una famiglia dal cognome importante, i soldi non le mancano, non ha certo bisogno dello stipendio per arrivare a fine mese. Mi sembra una soluzione un po’ semplicistica ma è un commento che tengo per me; come tengo per me una considerazione che forse è un po’ banale: se ci tieni tanto ad avere un figlio devi essere in grado di affrontare anche tutte le seccature che possono seguirne. Già. Lei ed io ne saremmo state in grado? Non possiamo saperlo, probabilmente non lo scopriremo mai. Peccato.

Parliamo d’altro, c’è la cena in ballo ma Sara beve un terzo bicchiere e mi fa i complimenti per il mio nuovo ruolo in ufficio e mi dice che una cosa del genere non l’avrebbe mai immaginata quando mi ha presentata alla vecchia direttrice. E’ per questo che per un po’ ce la ha avuta con me? In vino veritas, per incoraggiarla a bere ancora prendo anch’io un calice che sembra pieno d’acqua, mi bagno le labbra e mi piace, ho già assaggiato qualcosa di simile e so che ci devo stare attenta. Sara invece scola il quarto cocktail e mi chiede a quali compromessi sono dovuta scendere per ottenere il budget per il progetto.

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