Pulizie

di cristinadellamore

“Amore, puoi passare a prendere mia cugina? Io non sono andata a studio, oggi”. Messaggino che lei mi manda cinque minuti prima che si faccia l’ora di uscire. Va bene, certo che posso, che domande. E visto che devo passare per il centro, penso mentre rispondo, posso andare a spendere un po’ di soldi al panificio/bar/pasticceria ai margini della Chinatown. Magari compro un po’ di dolci di carnevale per solennizzare un venerdì senza impegni.

Detto fatto, la cugina come sempre è puntualissima e mi aspetta in strada, nel negozio sembra una bambina per l’entusiasmo che dimostra – non che io mi comporti meglio, vorrei comprare tutto quello che vedo e mi trattiene solo la consapevolezza che sotto la sella più di tanto non posso far entrare – si tiene forte e non dice una parola quando schivo un cretino sull’enorme SUV di ordinanza che taglia la Colombo bruciando il rosso sfilando via a meno di un palmo dal suo paraurti luccicante.

Al successivo semaforo rosso per noi chiedo alla cugina come mai lei è rimasta a casa; decisione dell’ultimo momento, mi avesse avvertita avrei potuto accompagnare io la cugina a studio, risparmiandole un viaggio in metro ed autobus. La cugina mi dice che non lo sa, immagino dipende dal fatto che oggi non aveva appuntamenti o impegni, probabilmente ha lavorato a casa. Mi sembra un po’ evasiva ma uno scooter nel bel mezzo di una via di scorrimento non è certamente il posto migliore per fare conversazione. Mi limito a registrare la cosa ed a dare di gas per approfittare di un paio di verdi di fila.

E intanto che affronto gli ultimi chilometri cominciano improvvisamente a visitarmi i peggiori fantasmi: lei che si è ritagliata una giornata per incontrare l’amante, e per un istante la vedo letteralmente oltre il piccolo parabrezza, nuda tra braccia estranee, sudata, gemente per un piacere che non sono io a darle. Inchiodo i freni e faccio bene: l’ultimo semaforo è rosso ed io non lo ho nemmeno visto. Mi mordo la lingua, mi ricompongo come posso e percorriamo a passo d’uomo i viali e le strade del quartiere. La cugina non fa una piega, però sono certa che si è accorta che c’è qualcosa che non va.

Con un’ultima inutile accelerata imbocco lo sconnesso passaggio carrabile e infilo lo scooter al suo posto, accanto alla moto di lei. Senza parere sfioro cilindri e tubi scappamento per trovarli freddi. Non significa molto, solo che se è uscita lei è tornata da almeno due ore. Potrebbe essere anche uscita a piedi, penso sfilandomi il casco, aver girato l’angolo ed essere salita su una macchina lontano dagli occhi del sorridente portinaio filippino.

La cassetta trabocca di posta, c’è anche il catalogo dell’olio che comprava la zia; lei ha chiamato la ditta, ha fatto cancellare il nome ed a fatto aggiungere il suo e sì, abbiamo già fatto un ordine, e non capisco se la cugina ne è stata contenta o no. Comunque un olio di oliva, neanche extravergine, a più di sette euro al litro mi sembra carissimo, anche se è buono anche a crudo.

Nell’ascensore, durante la breve corsa per due piani, scorro le altre buste: cataloghi di biancheria a prezzi stracciati, ONLUS che chiedono soldi, il carnevale di Frate Indovino con annesso bollettino per l’offerta ancora intestato alla madre di lei, e da ultime le bollette di luce e gas del paesello. Respiro profondamente e finalmente siamo a destinazione. La cugina ha uno strano sorriso sulle labbra: cosa significa?

Io ho le mani impegnate, è la cugina ad estrarre al primo colpo dalla borsetta le chiavi e ad aprire la porta di casa; fa un passo di lato e mi lascia passare per prima. E mi trovo davanti lei, vestitino nero, crestina e grembiule: ha indossato il costume da pornocameriera dell’altro carnevale, tiene fra due dita un piumino per spolverare e fa anche una riverenza. Insomma, qualcosa del genere.

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Finalmente respiro e sorrido a mia volta: bello scherzo, che mi hanno fatto. Ma la serata si preannuncia interessante: viva il carnevale, viva il venerdì.

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