Collegamenti – Seconda parte

di cristinadellamore

E viene l’ora fatidica delle cinque del pomeriggio: il momento di staccare, finalmente, e finalmente, in questo mese di febbraio, si esce dall’ufficio ancora con la luce del sole. Non torno direttamente a casa, ho un compito che mi ha lasciato lei, andare a prendere la cugina che, anche oggi, ha proseguito con il suo stage (ma lì, all’americana, la chiamano internship, qualsiasi cosa voglia significare) nello studio legale. Mi hanno spiegato che fondamentalmente significa che la pagano, sia pure poche centinaia di euro, il minimo del minimo dello stipendio di una segretaria, ma è il principio che conta, mi ha spiegato lei.

Divago. La cugina è andata al lavoro da sola, oggi, visto che lei non c’è, quindi tocca a me riportarla a casa, quindi con la necessaria attenzione affronto gli sconnessi sanpietrini del centro, svicolo in mezzo al traffico convulso e mi infilo finalmente in una stradina tranquilla. Sono sudata per il caldo e la fatica di tenere lo scooter a bassa velocità, e non vedo l’ora di tornare a casa.

La cugina mi aspetta nel portone di un palazzo patrizio dell’età barocca, come mi ha spiegato lei una volta, mi abbraccia brevemente, indossa il casco e sale dietro di me.

È una strana sensazione: sembra lei, in un certo senso, ed in un altro non lo sembra. Mi stringe alla vita, si lascia portare, e le sue mani assomigliano a quelle di lei; ma sono conscia che si tratta di un’altra persona. Ai semafori mi parla, mi racconta la giornata in maniera un po’ convulsa, e quando siamo a casa ancora non ha finito. Non importa, io ho già un programma ben definito, preciso al minuto. C’è ancora traffico ed un po’ di luce, quindi si va a correre, e sarà una prova importante.

Tempo cinque minuti, via il tailleur appeso con attenzione, lo posso mettere anche domani, via la camicetta di cotone in lavatrice, via la biancheria nel cesto del bucato a mano, e su reggiseno sportivo, calzamaglia al polpaccio, maglietta termica e calzoncini; da ultime le scarpette, dentro ci trovo i calzini corti che ho usato ieri sera. Bene, stanotte facciamo un bucato dedicato alle tenute sportive, già che ci sono laverò anche quella di lei.

Non ci siamo date appuntamento, ma ci troviamo contemporaneamente nell’ingresso, la cugina ed io. La guardo con attenzione: è la prima volta che correremo da sole, senza la presenza di lei a fare da mediatrice, e non posso evitare di ammirarne nuovamente il fisico elegante, che ricorda un po’ quello di lei, ma con il seno più colmo valorizzato da una maglietta termica più sottile ed aderente della mia. Ci scambiamo un sorriso un po’ imbarazzato, afferro le chiavi di casa – una cosa che in genere fa lei – e via, qualche minuto di stretching sulle scale e si parte.

Lei da qualche tempo ha scaricato una app sul telefonino ed ha sempre sotto controllo tempo trascorso, chilometri macinati, ritmo, velocità media e così via; io mi sono accontentata, questo pomeriggio, di un vecchio cronografo che era del nonno, come muovo il primo passo premo il bottone e poi provo a dimenticarlo, più o meno il percorso ce l’ho già in testa, e peccato che ci sia ancora traffico, più del solito. Deve esserci qualche incidente sulle strade che portano fuori Roma, e come sempre in questi casi si è bloccato più o meno tutto il quartiere.

Bene, diciamo che correre in mezzo ad un fiume di lamiere maleodoranti non è proprio il massimo, quindi cambio al volo il programma: disciplinatamente seguita dalla cugina imbocco lo stradone in leggera salita che porta alla chiesa bianca che domina il centro del nostro quartiere: lì c’è una specie di anello quasi olimpionico che possiamo percorrere con una certa tranquillità, ed è anche un buon modo di controllare lo sforzo ed i risultati. Non è un’idea originale, dal momento che ogni venti passi incontriamo altri fanatici della forma fisica che hanno fatto la stessa pensata, ma funziona.

Annunci