Contraddizioni – Quarta parte

di cristinadellamore

Mi viene anche in mente che potrebbe essere un modo non tanto per togliermi dalla prima linea di vendita ma per avviarmi verso un ruolo di coordinamento. Può essere vero? È il tipo impenetrabile, faccia da giocatore di poker, ed io certamente non lo sono. Alzo appena lo sguardo ed incrocio il suo: mi sta ancora fissando negli occhi, un grosso merito, deve avere alle spalle una grande preparazione per non lasciar scivolare l’occhio sulle mie tette. Lo fanno tutti, e non solo con me. Ha ricominciato a parlare, ed ha tirato fuori la faccenda della seconda conferenza a Milano, quella che era saltata; come mai adesso se ne riparla? Annuisco disciplinatamente, la cosa mi interessa sempre.

Ci sono stata due volte, in realtà. Il primo viaggio era per organizzare tutto, ci sono andata da sola, e lei mi aveva fatto trovare una sorpresa nella borsa da viaggio, un vibratore che adesso porto sempre con me, la seconda è stata per il convegno vero e proprio ed è stato formidabile, faticoso, ricco di soddisfazioni e ci sono andata con lei.

Non è che magari viene lui con me, stavolta? Già me lo immagino, arriviamo in albergo la sera prima, e lì mi vengono i primi dubbi quando mi accorgo che sì, è roba a cinque stelle e soprattutto sono due stanze comunicanti. Poi andiamo a cena ed ecco che comincia a corteggiarmi magari alternando bastone e carota, complimenti e velate minacce. Molestie sessuali? Andiamo, non è proprio il momento di tirare fuori una difesa del genere. Già mi vedo, di nuovo in terza persona, magari attraverso gli occhi di un cameriere del ristorante dalla sobria eleganza in cui mi ha portata, si comincia con il prosecchino di benvenuto, sorrisi, occhiate; io non so bene che fare, in altre occasioni, tanto tempo fa, altro non avrei fatto che tirargli il vino in faccia, magari con tutto il bicchiere. Adesso ovviamente ho imparato a difendermi in altro modo, con più eleganza, magari con un sorriso, magari lasciando credere che quello che stasera è un no la prossima volta diventerà un sì.

Mi scuoto quando, nel mio piccolo cinema personale, mi prende una mano e mi bacia l’interno del polso: già, lui è diventato lei, ed è, quello, un gesto che mi fa impazzire. Neanche in queste assurde fantasticherie posso dimenticarla, figuriamoci tradirla. È un bene, perché il mio interlocutore adesso ha smesso di parlare e attende palesemente una risposta, ma io non ho la minima idea di quale possa essere. Non ho sentito una parola.

Legittima difesa. Sbatto gli occhioni, tiro un gran respiro per mostrare ancora di più le tette e dico che non ho parole, a questo punto. Va bene per tutto: potrebbe avermi licenziata, promossa, potrebbe anche avermi chiesto di fargli un pompino, insomma esprime il necessario stupore anche se mi trasforma in un’oca bruna.

Lui mi dice di rilassarmi, mi preannuncia una mail con i dettagli e mi congeda con un mezzo sorriso; non ho fatto una gran figura ma, date le circostanze, me la sono cavata, almeno per il momento. Magari attribuirà il mio comportamento alla tensione per l’incontro con una persona così importante, o almeno lo spero. Sorrido a mia volta, giro sugli stiletti ed esco sculettando un po’ più del necessario. Per fortuna, mentre mi chiudo delicatamente la porta alle spalle ritorno in qualche modo lucida e comincio a predisporre un piano.

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