Contraddizioni – Seconda parte

di cristinadellamore

(Qui la prima parte)

Per tutto quello che ho appena detto, e considerato che siamo inquadrati nel contratto del commercio, noi non abbiamo gli ammortizzatori sociali. O meglio, non avevamo la cassa integrazione, non ho idea di come funzioni ora, mi devo informare, e accidenti a me per non averci pensato prima. Io sono un costo, e metaforicamente lui impugna già una scimitarra.

Cancello immediatamente questa immagine fin troppo negativa e cerca di concentrarmi sul qui ed ora, anche perché lui ha cominciato a parlare.

Mi chiama signorina e mi dà del lei; meglio così, teniamo le distanze. Parte con il classico pistolotto di generici complimenti, con apprezzamenti per l’entusiasmo, la creatività e la voglia di crescere. Pessimo inizio: mi sta ricordando che oltre ad essere la più giovane commerciale in azienda sono una ragazzina semianalfabeta se mi confronto con lui. Annuisco e cerco di mantenere un’espressione impenetrabile. Tutto giusto, per carità, ma io vendo e porto soldi: lui si è mai dovuto confrontare con un falegname che ha fatto fortuna e spiegargli come funziona un gestionale?

Mi limito ad annuire e, nelle pause che gli servono per prendere fiato, ad infilare qualche parola di ringraziamento. Lei mi aveva avvertita, in qualche modo: “Ascolta e parla il meno possibile. E se dovremo trattare la tua uscita prenderemo tutto quello che potremo, non ti preoccupare”. Solo che io non vorrei dover uscire, faccio un lavoro che mi piace e anche se i miei prossimi colloqui andranno bene chissà che ambiente troverò; maledizione, certo che lo capisco che se qui non mi vogliono più è inutile che mi intestardisca a restare.

Lui smette di parlare e mi guarda negli occhi: meglio che sulle tette, ma mi chiedo se realmente mi veda e soprattutto se è previsto che dica qualcosa, magari esibendo la mia parlantina da venditrice. Ci penso su un istante e decido di applicare un sano principio che ho imparato da lei; se non ho niente di intelligente da dire, è meglio se sto zitta.

Mi accorgo di aver inconsciamente assunto una posa da sottomessa, le gambe un po’ divaricate per quanto la gonna stretta lo consente, i polsi incrociati dietro la schiena, la testa alta e lo sguardo in basso; so che così il mio seno viene avanti in bella evidenza, anche se oggi indosso un reggiseno molto contenitivo, ed il pancino rotondo si nota meno, e non solo perché si è asciugato grazie alle impegnative corse del dopo Natale. Non vedo l’ora di restare così davanti a lei, stasera, per l’ispezione e magari per una meritata punizione.

Mi chiedo improvvisamente se piacerebbe anche a lui, una sottomessa. Non è detto: gli uomini di potere a volte hanno strane fantasie, magari è un sub, di quelli a cui piace farsi frustare o pisciare addosso; alzo gli occhi per guardarlo in faccia ma è assolutamente impenetrabile.

Lui mi guarda come se si aspettasse qualcosa, poi ricomincia. Ha una voce bassa ed un po’ roca e devo fare uno sforzo per non immaginarlo sussurrare all’orecchio qualche sconcezza mentre è dentro una donna. Cosa mi sta capitando?

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