Prenotazioni

di cristinadellamore

“La prossima campagna elettorale sarà sull’euro”, ha detto lei improvvisamente, scorrendo la rassegna stampa sul telefonino. Io l’ho guardata un po’ sorpresa; mi è sembrata una dichiarazione molto forte per una domenica mattina, dopo la corsa e la doccia e prima della colazione cui mi stavo dedicando: caffettiera grande sul fuoco, latte nel bollitore, yogurt greco e miele italiano già pronti, e pronte anche le tazze, le ciotoline di ceramica ed i cucchiaini. Mancano solo i biscotti secchi che oggi abbiamo deciso di tradire premiandoci con i cornetti integrali che la cugina è volonterosamente uscita a prendere al bar.

“Mi è scappato, ci sono sempre più articoli a favore di una uscita dalla moneta unica, anche su giornali in genere allineati sulla convenienza della nostra permanenza nell’euro”. Bene, io non ho le idee molto chiare, sono solo più o meno convinta che l’euro sia meglio della lira; almeno non è in mano ai nostri irresponsabili politici.

“Anche Prodi che nell’euro ci ha portati la pensava così”, ha sorriso lei. Il caffè borbotta, la cugina arriva con i cornetti ancora caldi, ci accomodiamo e lei coglie il mio interesse per l’argomento.

“Uscire dall’euro ci consentirebbe di svalutare la nuova moneta e riconquistare competitività internazionale facendo ripartire l’inflazione, con ovvi benefici per il debito pubblico. Però ci sono due problemi: non si può uscire dall’euro senza uscire dall’Unione Europea e circa metà del nostro debito pubblico, per una ragione o per l’altra, dovrebbe comunque essere rimborsato in euro, perché emessa con clausole di salvaguardia a favore dei creditori o perché non regolata dalla legge italiana. Si può fare, ovviamente, basta stampare lire e cercare di cambiarle con euro, bisognerà vedere il tasso ma attenzione, abbiamo appena parlato di svalutazione competitiva, quindi probabilmente gli euro ci costerebbero di più”. Insomma, in questo caso i primi ad essere danneggiati, e forse gli unici, sarebbero i risparmiatori italiani.

“E le banche italiane, che hanno in pancia un bel po’ del nostro debito pubblico: si potrebbe addirittura essere costretti a riportare nella mano pubblica, dopo il Monte dei Paschi, un po’ tutte le banche italiane”. E magari alla politica non dispiacerebbe: ci sarebbero altre poltrone da spartirsi.

“Papà mi raccontava che, ai suoi tempi, periodicamente arrivavano le nomine ai vertici delle banche, con grandi polemiche di contorno perché non sempre le benemerenze politiche andavano di pari passo con le competenze”. Non mi sembra ci siano stati tutti questi cambiamenti, da allora. Però non faccio in tempo a dirlo che rimango colpita da quello che dice subito dopo.

“In effetti l’euro è teoricamente irreversibile; quello che è possibile fare è uscire dall’Unione Europea, secondo le procedure dettate dal Trattato di Lisbona”. È quello che dovrebbe fare il Regno Unito, insomma, un esempio deleterio, come togliere il primo mattone da una diga. Sono così interessata che lascio raffreddare il caffè e tengo in mano mezzo cornetto senza che mi venga in mente di mangiarlo, anche la cugina sta a sentire ma lei non per questo fa a meno di mandar giù lo yogurt che preferisce al naturale: il miele lo serba per il caffè.

“Non solo, questa storia della Brexit crea confusione, visto che Londra aveva conservato la sua sterlina. Comunque si parla di Stati sovrani: se c’è la volontà politica, non è che gli altri stati membri possono dichiarare guerra, ci sarà sempre spazio per una trattativa”. Volontà politica e coraggio di perseguire i propri obbiettivi mi sembrano abbastanza carenti, qui da noi.

“Sai, non dipende solo da noi”. Lei svuota la tazza di caffè e se ne versa ancora un po’ prima di andare avanti. “Ci saranno le elezioni in Germania e soprattutto in Francia, e proprio lì potrebbe addirittura vincere la destra sovranista”. Mi stringo nelle spalle: ho letto Sottomissione, ci ho messo un po’ a capirlo, e quella era davvero una alternativa del diavolo.

“Insomma, quelli sì, i francesi, davvero uscirebbero dall’Unione e dall’euro non appena vinte le elezioni, ed a quel punto sarebbero finiti i giochi. L’Unione non avrebbe più nessun senso, e sarebbe anzi dannoso restarci anche per la Germania”. E perché? La Germania ha l’economia più forte, conti in ordine, surplus negli scambi internazionali, non ha nessun motivo.

“La Germania ha tratto molti vantaggi dalla moneta unica, e tutti si basano sulla relativa debolezza dell’euro, che fondamentalmente è una media dei valori delle vecchie monete nazionali. Quindi è più debole di quello che sarebbe il marco, e così ha spinto le esportazioni tedesche. Facci caso, quanto Golf o Audi vedi in giro? Costano tanto, ma se dovessimo pagarle in marchi contro lire o anche contro euro costerebbero ancora di più. Solo che se i francesi escono ed a loro volta svalutano ai tedeschi potrebbe convenire riprendersi la sovranità monetaria”. A me di mangiare il cornetto non va più. Come andrà a finire?

“Non ne ho idea, io mi sto spostando un po’ alla volta sul dollaro USA ma non sono completamente pessimista. Voglio dire, dovremmo aver imparato qualcosa dal luglio del 1914, non credi?”. No, in realtà non credo. Tocca a me mettere a posto, più tardi cominceremo a cucinare sul serio, ma un ritaglio di tempo per farmi confortare da lei lo troverò, giuro.

 

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