Narrazioni

di cristinadellamore

Un fine settimana nel quale non abbiamo preso impegni: raffreddore e mal di gola per tutte, a catena, a rotazione, in coppia, ditelo un po’ come volete. Quindi grande consumo di paracetamolo, minestre e zuppe a scapito di più appetitose bistecche, e in cambio gradevolissime bevande calde prima di andare a letto, su tutte il latte d’aquila che lei prepara con brandy e miele, e quando poi mi bacia il suo sapore è esaltato dal dolce e forte aroma dell’alcol.

Bisogna passare però le giornate, anche considerando che saltiamo, per ovvia precauzione, la nostra corsa di bellezza; cioè, in compenso facciamo un po’ di esercizio in casa, flessioni, piegamenti e simili, al ritmo sostenuto che lei detta, ma non è la stessa cosa, ed è anche un po’ noioso, alla fine.

Lei lavora, accomodata in poltrona, la cugina studia, io cerco di leggere un nuovo noir italiano. Niente da fare, è ambientato a Venezia, mai stata, e mi perdo tra canali e calli e fondamenta, decido che farò in modo di convincere lei a portarmici per un fine settimana romantico, lascio il libro a metà e mi annoio dopo aver messo a posto la cucina; è il mio turno e faccio in fretta, dopo aver avviato la piccola lavastoviglie e lustrato con la paglietta di ferro il pentolone della nonna in cui ha sobbollito a lungo il minestrone di verdure devo fronteggiare un lungo pomeriggio.

Conosco solo un modo. Quindi vado ad accovacciarmi ai piedi di lei, il mio posto preferito, sul pavimento a listelli di legno che avrebbe forse bisogno di una passata di levigatrice e di cui conosco ogni particolare. Lei non toglie lo sguardo dal documento che sta studiando, allunga un mano e mi accarezza rapidamente sul collo. Lo prendo per un invito, mi avvicino di più fino a posare il capo sulla sua coscia. Sulla guancia, attraverso il cotone spesso e morbido della vecchia tuta che indossa, sento il suo calore, e nelle narici il suo profumo.

Sento anche, di nuovo, la sua carezza, più decisa e precisa: lo adoro, poco ci manca che faccia le fusa quando lei mi tocca così. In genere, a questo punto io comincio a leccarle i piedi, segno di una dolcissima resa a discrezione, e in genere sono molto meno vestita. Ma oggi ho anche io una tuta che un po’ mi ingrossa e mi ingoffa, e non siamo sole.

So che la cugina ci sta guardando, con la coda dell’occhio. Credo che ancora si chieda come possa essere l’amore tra donne, anche se ha capito che lei ed io non siamo due mostri. Lei continua a sfiorarmi la nuca, un invito, ed io mi lascio andare. Un trucco che ho imparato da ragazzina, unisco le ginocchia e sfrego le cosce l’una contro l’altra. Basta un attimo, pensando a lei, a me ed al nostro amore, e vengo, lì dove mi trovo.

E’ solo un acconto.

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