Medicine

di cristinadellamore

La sveglia dice che non sono neanche le quattro del mattino. Fa freddo ma io sento caldo. Ho anche il naso chiuso e la gola in fiamme: raffreddore, ed è colpa mia. Lei mi aveva quasi pregato, in questi giorni gelidi, di lasciar perdere lo scooter e viaggiare in autobus; per pigrizia, per arroganza, chissà perché ma in fondo non importa, ho detto di no, viaggio in moto, faccio più in fretta, basta che mi copro.

E invece non è bastato. Sento anche qualche doloretto ai muscoli delle gambe, forse anche qualche linea di febbre. Peccato, ma io domani devo assolutamente andare in ufficio, visto che prima ho una riunione cui non posso mancare, poi un appuntamento importante con un cliente che, bontà sua, ci viene addirittura a trovare.

Con una certa fatica mi estirpo dal piumone facendo il più piano possibile, rabbrividisco nell’aria che è diventata improvvisamente gelida, rabbrividisco di nuovo quanto metto i piedi sul pavimento: il legno elegantemente consumato del parquet è freddissimo. Effetto collaterale, del quale mi accorgo con un angolo del cervello, i capezzoli vengono avanti in bella evidenza e mi fanno quasi male.

Lei si doveva essere accorta che stavo covando qualche cosa, mi aveva dato un bacio quasi materno ed augurato la buonanotte e basta, qualche ora fa, incurante delle mie avances, ed infatti io mi sono addormentata come un sasso immaginando le sue carezze.

E adesso sono qui, davanti all’armadietto del bagno, e nella mezza luce che filtra dalla finestra trovo la scatola del paracetamolo, estraggo il blister, recupero due pastiglie ed in punta di piedi passo in cucina dove prendo la bottiglia d’acqua minerale. Pastiglie scese oltre la gola gonfia, missione compiuta, posso tornare a letto.

Con un altro brivido scivolo di nuovo sotto il piumone cercando una posizione che mi consenta di respirare; devo e voglio fare piano, lei è qui che dorme tranquilla e non voglio svegliarla.

Ci sono, cuscino un po’ più giù a sostenermi le spalle, mentre mi riscaldo pian piano mi chiedo come fare a riprendere sonno. Meccanicamente mi sfioro i capezzoli che sono ancora lì, dritti e puntati contro il cotone reso morbidissimo dall’uso e dai ripetuti lavaggi. Nonostante tutto, il freddo, il mal gola, il naso chiuso, sento forte la voglia di sesso.

Faccio da sola, come tanti anni fa, dopo aver visto il piacere di un uomo senza trovare niente in cambio. Ricordo benissimo come fare e comincio dal seno, sfioro e poi strizzo i capezzoli ed ottengo un soddisfacente brivido lungo la schiena; non solo, passando per il pancino arrivo alla fica e la trovo gradevolmente umida.

E’ tardi, è notte, non ho il tempo di farla durare a lungo. Due dita dentro e col pollice cerco e trovo il clitoride gonfio e pulsante. Penso a lei e muovo la mano un po’ meccanicamente: in fondo è solo manutenzione del mio corpo. E il mio corpo risponde, ci sono quasi, è ora di scaricare la tensione, chiudere finalmente la giornata ed aprire la successiva.

Contraggo i muscoli e subito prima di lasciarmi andare sento un’altra mano, gentile e forte, su di me, due dita sul fianco sotto il piumone che risalgono fino al seno e stringono un capezzolo. Vengo mordendomi le labbra, con la voce di lei chi mi augura di nuovo la buonanotte.

Ricambierò.

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