Fuori contesto, ma dentro al #2 CONTEST ANNIVERSARIO DI #RICETTE DA COINQUILINE

di cristinadellamore

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Ebbene sì, mi butto, stimolata da Viola, in questo contest, approfittando della domenica e del pranzo che abbiamo preparato per il fratello di lei con la sua famiglia. A noi piacciono le contaminazioni, e allora abbiamo abbinato un piatto di pasta romano, anzi romanissimo, ad un secondo di carne che arriva dal nord, una carbonnade belga, e stavolta non sbagliata.

Parliamo quindo del piatto di pasta: gricia, ovvero matriciana bianca. Cosa c’è di più semplice? Calma, sono tutti bravi a presentare un piatto che costa qualche centinaio di euro, tipo il risotto con l’oro che furoreggiava ai tempi della Milano da bere e che, mi dicono, ancora viene proposto. La sfida è farsi dire “brava” con pochi e semplici ingredienti.

Vediamo, la gricia ha anche il vantaggio di essere un piatto dalla preparazione abbastanza veloce. Noi però ci abbiamo messo un po’ di più del previsto, anche se abbiamo lavorato in tre.

Sì, perché per prima cosa abbiamo dovuto grattugiare cento grammi di pecorino romano, e non vi sembrino troppi: eccolo qui, all’inizio dell’opera, rigorosamente con la grattugia a mano che fa capolino nella foto.wp_20170115_11_38_19_pro

Poi la pancetta. La base ovviamente è il guanciale, col suo bel grasso che dovrà fondere per condire la pasta, ma se il guanciale fonde poi non trovi niente da mettere sotto i denti, e allora, a rischio di farci scomunicare dai puristi, e dietro consiglio di macellai e droghieri amici, abbiamo aggiunto anche un po’ di pancetta tesa. Coltello affilato, olio di gomito e via, duecento grammi. Bello, non è vero?

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Intanto abbiamo messo su l’acqua per la pasta, e non la abbiamo salata. Per prima cosa lei deve stare un po’ attenta a queste cose, e poi tra pecorino, guanciale e pancetta, insomma il condimento è già abbastanza saporito.

Cosa fare del guanciale? Bene, si mette a fondere nella padella di ferro, che domande. Magari così. A proposito, a sinistra in altro fa capolino la casseruola nella quale stava andando la carbonnade, magari ne riparleremo.

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Qui c’è una questione di tempi da sottolineare. La pancetta deve fondere, magari un po’ abbrustolirsi, ma senza esagerare, e deve essere tutto pronto quando la pasta è cotta e deve essere solo scolata. Noi abbiamo usato i tortiglioni, dei rigatoni un po’ più piccoli, che a seconda delle marche cambiano nome, e magari si chiamano elicoidali, per dire. Visto che eravamo in sei abbiamo usato tutto il pacco da mezzo chilo.

Quindi, via la pasta dall’acqua bollente, ben scolata si passa nella zuppiera, si condisce con la pancetta ed il grasso svuotando la pentola fino all’ultima goccia e si aggiunge il pecorino, diciamo cinquanta grammi. Il resto va a tavola, se qualcuno ne vuole ancora lo mette direttamente nel piatto.

Ecco il risultato finale.

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Contaminazioni fino ad un certo punto, noi ci abbiamo bevuto sopra un Cesanese del Piglio nel quale si sentiva una punta di pepe e faceva venir voglia di bere ancora. Buon appetito.

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