Atmosfere

di cristinadellamore

Sulla scrivania del segretario – receptionist – factotum c’è un piccolo albero di quelli che si comprano già addobbati, e questo è tutto per lo spirito natalizio in ufficio. Oggi siamo tutti convocati, ci sono di persona anche i nerd della produzione, i capi ci faranno gli auguri.

Visto che l’attività commerciale è ferma fino a dopo l’Epifania metto in ordine la parte amministrativa; china sul mio portatile, rispondo senza neanche alzare gli occhi ai saluti dei colleghi che entrano nella stanza, mi basta riconoscere le voci. Fino a quando Sara, la collega che mi ha aiutata ad entrare in azienda, mi passa una mano davanti alla faccia e mi chiede se ci sono. Giusto, altro difetto sul quale sto lavorando, mi concentro e non mi rendo conto di quello che mi accade attorno.

In questo caso, accade che ci sono tre o quattro persone sconosciute, in completo nero, camicia bianca e cravatta seria, uniforme da venditori professionisti, che con il sorriso classico della categoria si fanno avanti per presentarsi.

Insomma, eravamo stati avvertiti, lo avevano promesso e lo hanno fatto: sono i venditori a provvigione pura chiamati a rinforzare il settore commerciale. Guardo il totale in fondo al foglio di calcolo, le mie vendite di quest’anno. Un bel numero in verde, che significa sopra il budget, ma non provo la soddisfazione che mi merito: penso che potrei non vedere il totale dell’anno prossimo, invece. Questi costano meno, e vendono.

Lo so perché ne ho parlato con la collega dell’amministrazione: noi dipendenti ci occupiamo anche degli aspetti contabili e amministrativi, gli esterni invece passano tutto in amministrazione, una mail con allegata la copia scansionata del contratto e via. E danno tanto da fare.

Rispondo ai sorrisi di circostanza, stringo mani e sento freddo dentro. Con l’anno nuovo altro giro di curriculum, decido intanto. Blocco il portatile, tanto ormai non si lavora più e quello che dovevo fare l’ho fatto, e mi metto a comporre mentalmente gli aggiornamenti alle due pagine che ho salvato nel mio telefonino personale.

Contemporaneamente studio i nuovi arrivati. Tutti maschi, tutti trentenni, volti rasati, occhi penetranti, fisici palestrati; mi rendo conto che loro stanno facendo lo stesso con noi. Che brutto, questo; già ragiono come se fossimo in guerra, in contrapposizione. Un morettone con gli occhi verdi, che troneggia su di me dall’alto dei suoi due metri ne approfitta per controllare la mia modesta scollatura a barchetta, poi si dedica alle gambe di Sara fasciate dai collant velatissimi, un po’ fuori stagione, e scoperte dalla gonna con gli spacchi. Insomma, in realtà sono uomini come gli altri, c’è anche un biondino che resta un po’ indietro, n un’altra vita mi sarebbe piaciuto.

Bisognerà parlare con loro, magari la prossima volta. Adesso, invece, il ronzio delle voci si spegne, i capi sono usciti dai loro uffici e stanno passando per le varie stanze. Strette di mano e auguri, chissà se ci sarà un pistolotto di auguri.

Niente, stringo la mano al direttore generale ed al mio capo che concludono il giro e spariscono così come sono comparsi. Sento che devo fare qualcosa, ma non so cosa. Mi chiedo cosa farebbe lei e mi viene un’idea, mi consulto con uno sguardo ed un cenno con Sara e con la ragazza dell’amministrazione e faccio una telefonata al bar all’angolo. Tra cinque minuti prosecco e pandoro per tutti. Auguri, offro io.

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