Esplosioni – Prima parte

di cristinadellamore

Lei ci ha fatto trovare tutto pronto per questa serata; certo, abbiamo comprato assieme i vestiti ma al resto aveva già provveduto da sola. Total red, aveva detto, ed io ho trovato un paio di decolté proprio come piacciono a me, punta aggressiva, suola sottile e stiletto interminabile, e c’erano anche autoreggenti con la riga ed un ridottissimo perizoma. Niente reggiseno, come nelle grandi occasioni.

Per la cugina, decolté più tradizionali, col tacco un po’ più basso, calze e reggicalze, reggiseno e mutandine coordinate; la cugina, per ragioni che ancora devo capire, di lei un po’ si vergogna e per vestirsi si è fatta aiutare da me, sta benissimo e sicuramente spezzerà qualche cuore. Lei mi incoraggia sempre a prendere qualche iniziativa, e allora metto la cugina a sedere e le intreccio i capelli in una mezza treccia legata con nastri rossi. Mi merito un bacio, alla fine, prima dalla cugina e poi da lei che mi dice: “Ottima idea, amore, io non ci avevo pensato”, e mi sembra di essere diventata più alta almeno di mezzo metro, adoro che lei mi approvi.

Purtroppo non ho avuto modo di assistere lei mentre si vestiva e posso solo ammirare l’opera completata: chanel dal tacco più alto e sottile del mio, calze velatissime probabilmente con il reggicalze (avrò certamente modo di scoprirlo), sicuramente un reggiseno a fascia come mi aveva promesso, perché non riesco a vedere i suoi capezzoli. Mi mancano, ma se non ci riesco io non ci riescono neanche gli altri, e quindi va bene così.

“Ci sono anche le borsette, naturalmente”, dice lei dopo aver posato il rossetto in tinta con il vestito che ha passato con attenzione sulle labbra sottili che per un po’ non potrò baciare; lo prendo io, lo metto e lo cedo a mia volta alla cugina. Nient’altro per il trucco, neanche il profumo, lei deve avere in mente qualcosa. Ci penso anche io mentre ci infiliamo le pellicce, per me visone biondo, per la cugina un luccicante castoro; lei invece ha scelto una corta giacca nera, tutta ricciolini.

“Erano tutte di mamma, e di questo breitschwanz da qualche parte ci dovrebbe anche essere un colbacco, era della bisnonna, figurati”. Lo dice alla cugina, io le avevo già viste, e comunque le pellicce ci vogliono, stasera fa veramente freddo, magari avremmo anche bisogno di una macchina più grande dell’utilitaria della cugina. Io mi sento grossa, impacciata ed ingombrante come un’orsa. Non solo: è bellissimo, questo visone, e mi sta benissimo – ho controllato con un’occhiata al grande specchio nell’ingresso davanti al quale lei adora prendermi fino ad urlare di piacere all’unisono, ma pesa forse un quintale e in fondo non è neanche caldissima, visto che nei pochi passi fino alla macchina mi si sono drizzati i capezzoli e mi è venuta la pelle d’oca.

Salendo a bordo scocco un’occhiata alla cugina che si è accomodata un po’ di traverso sul divanetto posteriore: sorride, io ricambio il sorriso, mi seggo e appoggio la mano sulla coscia di lei che si è messa al volante dopo aver verificato che noi fossimo entrate e sistemate. Ne sono certa, andrà tutto benissimo, visto che dopo cinque minuti non ho più la pelle d’oca ma ho sempre i capezzoli dritti, ed è un ottimo segno.

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