Uniformi

di cristinadellamore

Davanti al negozio di abbigliamento per preadolescenti, con lei e la cugina. Sì, perché poi abbiamo deciso che questo capodanno lo festeggeremo, o meglio, lo ha deciso lei e la cugina ci ha pensato solo un attimo prima di dire sì, va bene, hai ragione, mamma sarebbe d’accordo.

Quest’anno niente sorprese, lei ci ha spiegato tutto con il suo dolcissimo sorriso sulle labbra: “Ho approfittato della tua amica PR, che mi deve ben più di un favore. Grande festa a tema, vedrete. Sarà divertente”.

A tema, ma quale? Non importa ovviamente, lei parla ed io ascolto e non trovo affatto strano che anche la cugina si comporti così: si chiama carisma. E la cugina sarà della partita con noi: ha mollato il collega dell’università e mi ha spiegato perché. Cioè, grande sesso ma non avevano altro in comune, e poi una sera il sesso ha cessato di essere grande ed è diventato orribile, una dolorosa sodomizzazione senza preliminari, la stretta al collo, neanche una parola di scusa, anzi, un sorriso fin troppo soddisfatto, quindi basta così, è stato bello finché è durato, grazie, e adesso il migliore amico della cugina è di nuovo il dildo king size per il quale, ha detto, non ti ringrazierò mai abbastanza.

Divago, torniamo sulla porta del negozio. Lei e la cugina hanno il fisico adatto per comprare qui, io un po’ meno, le mie curve non hanno ceduto neanche all’alimentazione sana ed all’attività fisica, sono solo un po’ meno pronunciate ma ho paura che non sia abbastanza. Insomma, figura a clessidra.

Ma lei comanda ed io obbedisco, naturalmente. Qualche volta lei dice: “Dovresti almeno far finta di non essere d’accoro”, e non scherza; ha ragione, sul lavoro sono completamente autonoma, anzi, so farmi rispettare se serve, con i clienti e con i colleghi, e anche il capo non sempre è a suo agio davanti a me; ma in famiglia la ia dipendenza è totale e sapete una cosa? Mi piace.

Divago di nuovo ma neanche tanto, è solo per spiegare perché sono qui, jeans e maglione, piumino e scarponcini, in attesa di provare il vestito per capodanno che, ne sono sicura, lei ha già scelto per me. In fondo non sono tanto più vecchia delle levigate ragazzine che affollano il negozio, si chiamano con voci squillanti per mostrarsi reciprocamente le loro scelte e chiedere come stanno; se lei dice che posso vestirmi qui ha certamente ragione. Come sempre.

“Total red”, dichiara lei. Io annuisco e mi accorgo che lo fa anche la cugina, vestita come me anche se devo ammettere che nonostante il piumino rigonfio questa ragazza sembra comunque una indossatrice: quei due o tre chili che pesa in meno rispetto a me fanno miracoli. Taccio di lei, che ha addosso un piumino lungo e largo che , lo so, era del padre e che non vedo l’ora di toglierle gentilmente: come tutto quello che indossa le sta d’incanto; so anche che sotto ha messo un pesante maglione da pescatore di merluzzi e nient’altro, è una continua tentazione.

“Agli accessori ho già pensato”, aggiunge, e poi continua: “Ovviamente non possiamo scegliere lo stesso vestito, anche se sarebbe divertente, magari un’altra volta”. E ci indica i manichini in vetrina.

Ce ne sono parecchi, tutti in fila, con gli abiti perfetti per le millennial che vogliono festeggiare il capodanno con un certo stile, sono esposti alternativamente, uno rosso ed uno nero, sono simili dal momento che mettono in mostra molta pelle, ma non uguali: tutti corti, qualcuno è più aderente, qualcuno è più scollato, qualcuno è senza spalline, qualcuno è senza maniche.

“Quello per te, amore”, e indica proprio quello più corto, più aderente e più scollato: non avrei dovuto dubitarne. Poi assegna alla cugina quello senza maniche, per sé ha riservato quello senza spalline.

“Sono stata a lungo in dubbio, amore, forse dovevo lasciarlo a te ma non ho resistito, alla fine, e mamma ne aveva uno quasi uguale in una foto di prima del matrimonio, un capodanno di tanti anni fa”. Devo aver strabuzzato gli occhi perché lei mi fa una leggera carezza sulle labbra, come il preliminare di un bacio, e mi spiega: “Solo per come è tagliato sul petto, ovviamente. Era lungo fino ai piedi, stretto fino alla vita e con la gonna ampia e svasata, credo di raso e forse era rosa”.

Bene, sono in credito di un bacio, la cugina non dice niente, entriamo, proviamo ed usciamo con gli acquisti; tutto in un lampo, lei ha attraversato il casino del negozio con la classe di una principessa e l’efficienza di un coltello caldo nel burro, è mancato solo che le due commesse che si sono precipitate a servirci si inchinassero. E ovviamente la sua scelta si è dimostrata perfetta, la cugina elegantissima con le braccia tornite dalla palestra in bella mostra in aggiunta alle gambe, dal momento che l’abito le arriva appena a mezza coscia; io mi sono guardata allo specchio e quasi non mi sono riconosciuta, tette e culo in evidenza senza alcuna volgarità e per una volta sembro davvero più giovane della mia età.

Lei, bé, lo sapete, tutto quello che indossa le sta benissimo e questa volta si è superata, forse perché ha fatto la prova senza reggiseno ed attraverso il tessuto si vedevano sporgere i capezzoli: credo e spero merito mio, mi aveva appena esaminata e fatto un cenno di assenso.

“Ti prometto che metterò un reggiseno a fascia, amore”, mi ha rassicurata.

Mi farò anche promettere, alla prima occasione, che indosserà ancora quel vestito, ma soltanto per me.

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