Iniziazione – Quinta parte

di cristinadellamore

(Qui la quarta parte)

Lei mi guarda. Mi sta chiedendo il permesso, ovviamente, ed io vorrei dire no, sei mia e basta, ma tra le tante cose che ho imparato da lei c’è che bisogna pensare prima di parlare: lei vuole che la veda come la hanno vista altri, vuole fare per me quello che ha fatto per un’altra (sì, so che era un’altra, lei non mi ha nascosto niente) e allora, sotto gli occhi sgranati della cugina faccio segno di sì.

Quando si esibisce il secondo rope master io non mi accorgo di niente. Tengo lei per mano, guardo solo lei, penso solo a lei. Mi rendo conto che è finito solo dall’applauso, mi scuoto solo quando lei mi bacia la mano, prima il dorso poi il palmo, come fa sempre quando ha voglia di fare l’amore, si alza e se ne va con la conoscente. Giusto, deve fare conoscenza col rope master, scambiare due parole, prendere accordi. La cugina si sposta, si accomoda accanto a me, mi prende a sua volta la mano e sento che è gelata. Comincia a chiedermi un sacco di cose, rispondo in qualche modo grazie al terzo giro di consumazioni, anche questo offerto dalla casa, dico alla fine che sì, sono gelosa ma so che lei mi ama e non mi farebbe mai un torto, lo fa per me e basta, posso far finta che qui non ci sia nessun altro, e magari il master ci farà partecipare gratis ai corsi, se li tiene, o magari ci darà qualche lezione.

La cugina annuisce, dice che è giusto e che davvero se si può fare vorrebbe partecipare con noi. Poi mi chiede se non mi dà fastidio che lei si metta nuda come la modella di prima. Colpo basso, io non mi ero ovviamente accorta che la ragazza era nuda, figuriamoci, e mi viene in mente che lei non ha messo il reggiseno e sotto i pantaloni di pelle non porta le mutandine. Ci siamo rasate stamattina, lei è perfetta, e allora rispondo che va bene, lei mi appartiene come io appartengo a lei, e aggiungo che non esiste che si tenga nascosta un’opera d’arte.

La cugina apre la bocca: non per parlare, è un cerchio perfetto, espressione di stupore, si ricompone e mi stringe la mano sussurrando che è un amore bellissimo ed è stata una stupida a non capirlo prima. Io rispondo che non sempre è facile capire che tutti gli amori, quando sono veri e forti, sono bellissimi, non voglio infierire; mi rendo conto che mi sta parlando per distrarmi, per non farmi pensare, mentre c’è musica, c’è ancora gente che balla e qualcuno che gironzola attorno al nostro tavolo, a lei che adesso si sta spogliando da qualche parte davanti a qualcuno che non sono io. La ringrazio per questo, e proprio in quello via la musica, è il momento.

Non chiedetemi che tipo sia il rope master, io ho occhi solo per lei: ha tenuto la canottiera e nient’altro, saluta con un piccolo inchino, controluce guarda dalla mia parte e mi sembra mi fissi negli occhi. È proprio così, il suo pubblico sono io. Del master vedo solo le mani che annodano le corde, attorno al busto prima, al collo poi, infine ai polsi ed alle caviglie. Mi sembra ci voglia un’eternità, mi sembra di sentire assieme a lei il morso della canapa (ma è proprio canapa? Mi sembra di sì, ma in fondo neanche importa), alla fine mi sembra di essere sospesa assieme a lei. Il master la alza, la sposta, ma lei tiene sempre lo sguardo fisso su di me, io ricambio anche se lei non può vedermi e mi tormento le mani. Più che con lei, quando la vedo sobbalzare per uno strattone forse troppo forte, vorrei essere al suo posto, al suo posto essere costretta e sentire dolore. Sì, perché credo che in qualche modo una sospensione faccia male.
E mi sembra che duri un’eternità; soprattutto l’ultima fase, con lei che è sdraiata a terra ed il rope master che lentamente, teatralmente, allenta i nodi, scioglie le corde, alla fine la libera dopo averla lasciata esposta davanti a tutti. E poi la prende gentilmente per le spalle, la aiuta a rialzarsi, la sorregge mentre si inchina per ringraziare e scatena un altro applauso.
Solo quando lei sparisce in qualche recesso del locale mi guardo di nuovo attorno. La cugina si è ricomposta, gli occhi le brillano, due pomelli rossi sulle guance, quasi ansimando mi dice che è stato intensissimo e che lei è bellissima, non la aveva mai vista così. Se appena dipenderà da me, così non la vedrà mai più, ovviamente, penso mentre annuisco. Qualcuno deve fraintendere perché ricompare la biondina con il suo inseparabile vassoio, prende i bicchieri vuoti e li sostituisce con altri pieni. È una mia impressione o si china un po’ troppo, con quel seno da competizione un po’ troppo vicino? Non importa, visto che lei sta tornando da me, il giubbotto tenuto negligentemente sulle spalle, accompagnata dalla PR e dal rope master. Saluti e convenevoli, il tutto è un inutile ronzio, divoro con gli occhi lei, vedo i segni delle funi sui polsi e sulle braccia e posso indovinare che ce ne sono anche altri: li bacerò devotamente, non appena possibile, e intanto sorrido, saluto, accetto bacio ed abbraccio dalla PR e stretta di mano dal rope master che ancora non ho idea a cosa assomigli, fino a che lei non dice: “Andiamo a casa, adesso, sono stanca”.
A casa si spoglia lentamente davanti a me e mentre finalmente posso baciare e leccare la sua pelle mi prende per i capelli, mi ferma, mi alza la testa e mi guarda negli occhi; è serissima e sento improvvisamente un vuoto nello stomaco: cosa deve dirmi?
“La prossima volta mi legherai tu: abbiamo un appuntamento col rope master dopo le feste, impareremo assieme”. Non vedo l’ora.

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