Iniziazione – Quarta parte

di cristinadellamore

(Segue da qui)

La cugina, me ne accorgo anche nella mezza luce del locale, è arrossita, e le dona. Non sto a chiedermi perché, in realtà non importa. Importa che attorno al nostro tavolo, dopo che la biondina ci ha lasciate con un sorriso simpatico e due parole di saluto, cominciano a muoversi gli avvoltoi, in giri sempre più stretti: per adesso sono le gambe della cugina ad essere il richiamo, conosco l’effetto della striscia di pelle bianca tra calze ed orlo della gonna. La cugina cerca inutilmente di coprirsi. Lei continua ad accarezzarmi, si china e mi sussurra qualcosa all’orecchio.

D’accordo, è il momento di attirare l’attenzione, anche se navigo su una nuvoletta, lei continua a carezzarmi ed è come sempre una cosa meravigliosa. Con qualche difficoltà prima mi bagno le labbra nel bicchiere che lei ha ordinato per me, ha chiesto cognac ma non è profumato come dovrebbe essere, però è forte e caldo e si sposa benissimo con le sensazioni che sto provando, poi abbasso la chiusura lampo del giubbotto; sotto porto solo il reggiseno a balconcino di pizzo nero, le tette vengono fuori in bella evidenza, i capezzoli sporgono dal tessuto e lei in quel momento esatto affonda la carezza, io sobbalzo e do ancora più spettacolo. Sento che lei sorride accanto a me, la cugina mi guarda perplessa poi sposta gli occhi su di lei, che a sua volta ha aperto il giubbotto, sotto il quale porta solo una canottiera nera.

In realtà non solo, attorno alla gola ha messo il collare, le borchie di ottone brillano un po’ cupamente, il cuoio nero sottolinea il suo collo di cigno e adesso gli avvoltoi non sanno più dove guardare. Io sì, e vedo distintamente i suoi capezzoli sporgere dal cotone nero quasi a volerlo bucare: a lei piace quello che mi sta facendo ed io lo adoro.

Abbiamo guadagnato abbastanza tempo, è il turno del primo rope master, un tizio scialbo in nero (ma guarda un po’), occhiali da impiegato comunale, stempiatura e pancetta a prova di desiderio; la sua partner è una ragazza scheletrica, i capelli neri quasi a spazzola: indossa reggiseno e mutandine sportivi a tutela del comune senso del pudore. A nessuno dei due daresti dieci centesimi, suggerisce la cugina a bassa voce chinandosi verso di noi.

Poi comincia l’esibizione e tutto cambia.

Con le corde in mano l’uomo si trasforma, sembra diventare più alto e più forte, emana una corrente di carisma che arriva fin qui, ce ne accorgiamo tutte. La ragazza collabora e la faccetta insignificante cambia, gli occhi brillano, le labbra diventano più piene, sta vivendo minuti di pura gioia e ce ne rende partecipi.

Non saprei dire quanto è durata; so solo che alla fine, mentre il master scioglieva lentamente e teatralmente i nodi, mi sento anche io su quel palco, tanto da avere la tentazione di sfregarmi i polsi lì dove la canapa ha lasciato il segno sulla pelle della brunetta. Lei schizza in piedi e comincia ad applaudire, applaudendo trascina tutto il pubblico e finalmente ferma il rope master, gli stringe la mano e scambia due parole con lui. So cosa sta dicendo, a parte i meritati complimenti, vedremo cosa ne ricava.

Musica di nuovo, coppie che ballano, ma senza entusiasmo. Noi cerchiamo di mettere ordine nei nostri pensieri: anche la cugina è rimasta colpita, e lei ci spiega che essere una specie di bambola di pezza nelle mani di un uomo (o di una donna, so che esistono bravissime rope mistress) è stato per lei un’esperienza fortissima e, forse in maniera assurda, molto gratificante. “Purtroppo”, conclude, “quel tipo lì viene da fuori, non possiamo seguire i suoi corsi a duecento chilometri da casa”.

Peccato. Abbiamo però altre due possibilità, penso, mentre la cugina stringe d’assedio lei e le chiede di descrivere per filo e per segno cosa abbia provato. Io preferisco non sentire, allora lei non era con me e mi fa un po’ male pensarci.

Il cameriere bruno arriva di sorpresa o quasi con un altro giro di consumazioni. Non le abbiamo ordinate, e ci fa segno di guardare verso il fondo della sala, lì dove c’è la conoscente che fa il gesto di brindare. Capisco, offre la casa. Infatti veniamo raggiunte dalla PR nel giro di qualche minuto, si accomoda al tavolo, ci intrattiene con due chiacchiere vuote e poi ci chiede se abbiamo voglia di provare quello che abbiamo appena ammirato. Io inghiotto a vuoto, quasi mi cade il bicchiere, e insomma il terzo rope master, il più bravo, si è presentato senza modella che poi è la fidanzata, colpita da improvvisa forma influenzale particolarmente sgradevole. Perché lo chiede a noi?

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