Iniziazione – Seconda parte

di cristinadellamore

(E’ cominciato qui)

La cugina mi ha lasciato parlare, poi mi ha detto che, per quello che riguarda le nostre sperimentazioni di qualcosa si era già accorta e che sì, le piacerebbe davvero scoprire qualche cosa di nuovo.

Naturalmente non era quello il punto: io non ho intenzione di fare da nave scuola, e credo neanche lei; io dovevo semplicemente dire che c’era questa serata ad inviti, e noi ne abbiamo uno, tutto a base di cuoio, latex, catene e frustini, e sì, ci sarebbe stata anche la dimostrazione di ben tre rope master e che quindi noi pensavamo proprio di andarci. Potresti venire anche tu, ho finalmente chiesto alla cugina, magari ti diverti, ed ho concluso tergendomi metaforicamente il sudore dalla fronte.

La cugina ha risposto come facciamo tutte noi ragazze, cioè che non ha niente da mettersi. Buon segno, anche perché in effetti era la verità. Ho provato a fare un gesto che fa sempre lei quando spazza via una mia obiezione, la mano che sposta di lato qualcosa, ma non mi è venuto bene; ha avuto più effetto la mia proposta di rovistare insieme negli armadi più segreti, o almeno così deve aver penato la cugina. Niente di più azzeccato, anche perché porta più o meno la stessa taglia che porta lei, e di materiale fetish ne abbiamo in abbondanza.

Lei ed io avevamo già deciso cosa indossare: avremmo messo le nostre buone vecchie tute di pelle da motociclista, io ci avrei abbinato gli stivali alti ed aggressivi per usarli solo in camera da letto, lei avrebbe anche messo il collare. La cugina, seguendo le indicazioni che lei mi aveva fornito e che centellinavo come se mi stessero venendo in mente in quel momento, ha scelto giubbotto vintage e minigonna, tutto di pelle nera, calze, reggicalze e stivali sotto il ginocchio, con punta quadrata e tacco più basso e largo. Da qualche parte ci doveva essere il mio vecchio reggicalze di cuoio borchiato che lei mi regalò quando andammo a Parigi, ma non sono riuscita a trovarlo. Peccato, ma poi forse alla cugina sarebbe andato troppo largo, lasciamo perdere i rimpianti.

Un attimo prima di uscire improvvisa l’emergenza: la cugina aveva scelto, sotto quella gonnellina corta e svasata, così facile a roteare e ad alzarsi, mutandine infinitesimali, ma si è accorta che sotto l’assorbente non ci stava, si poteva vedere, insomma bisognava fare qualcosa. Lei era dall’altra parte di casa, controllava il trucco che le avevo applicato con la massima cura e tutto il mio amore, trucco intonato con il total black che avevamo scelto; insomma, toccava a me risolvere il problema, ma per fortuna la soluzione era a portata di mano: assorbente interno, ovviamente, ed un sorriso di incoraggiamento prima di truccarla. Alla fine, mi sarei truccata anche io, e saremmo state pronte e puntuali.

Puntuali ma non troppo, ha deciso lei, e ci conduce molto lentamente a destinazione, un po’ fuori mano in una serata gelida. Non mi importa, la macchina della zia, piccola ma tenuta come un gioiello, ha un efficace sistema di climatizzazione, e poi lei appoggia come sempre la mano sulla mia coscia, ottimo sistema per tenermi ben calda. La cugina siede saggiamente sul sedile posteriore, le ginocchia modestamente unite, e ascolta con attenzione le ultime indicazione che lei fornisce. In effetti sono un po’ perplessa anche io, siamo vestite in maniera aggressiva, ma per dimostrare cosa, poi?

“In realtà”, conclude lei parcheggiando con precisione a due passi dall’ingresso del locale in quello che mi sembra un fazzoletto, “non so bene cosa aspettarmi. Palesemente è un evento pubblico, quindi non dovremmo aspettarci niente di particolare, eccezion fatta per qualcuno che sia in cerca di emozioni forti senza conoscere le regole”. Spegne il motore e immediatamente l’interno della macchina comincia a raffreddarsi, i vetri si appannano, e fossimo sole sarebbe l’occasione giusta per stringermi a lei, abbracciarla, baciarla e fare anche qualcosina di più. Devo comportarmi bene a mia volta, sono certa che sarò ricompensata.

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