Soluzione

di cristinadellamore

Apro gli occhi in una mezza luce lattiginosa. No, non è presto, mi rendo conto che fuori c’è una specie di nebbia che non invita a lasciare il letto caldo e l’abbraccio del piumone e della persona amata – non necessariamente in quest’ordine.

Lei però non c’è, anche se il suo posto accanto a me è ancora tiepido quando passo la mano sul lenzuolo. Tiepido ed umido: è possibile? Mi giro e me la ritrovo accanto, in ginocchio dalla mia parte del letto, ed è un ottimo modo di cominciare la giornata con quei seni impennati proprio a portata di bacio.

“Non volevo svegliarti, amore. Mi sono alzata per tapparmi, mi sono venute stanotte e non me ne sono accorta, poi cambio io le lenzuola”. Toccherebbe a me, in realtà.

“Colpa mia, non ci sono stata attenta ieri sera, amore”. In realtà non è stata tutta colpa sua: ieri sera lei emanava feromoni da tutti i pori, quasi da poterli assaporare, io le sono saltata addosso in bagno mentre ancora stava lavandosi i denti e mi sono fermata solo quando siamo piombate in un sonno profondo, senza più forze, ancora abbracciate, ancora l’una dentro l’altra.

Lei è ancora lì in ginocchio, quasi in atteggiamento da supplice, ed io sento improvvisamente l’odore di ruggine del suo sangue: viene dal letto e da lei, dal suo corpo perfetto. Senza dire niente faccio quello che ho desiderato fare non appena ho aperto gli occhi e visto lei, prima bacio, poi lecco, infine mordo i capezzoli eretti ed invitanti: ha le pelle gelida, da quanto tempo è lì?

“Posso raggiungerti adesso, amore? Perdonata?”, mi chiede lei, ed io ho immediatamente un nodo alla gola perché sì, mi porto ancora dentro il tabù del sangue, roba da Levitico. Certo che puoi, vieni a riscaldarti, cosa aspetti, rispondo facendomi un po’ da parte ed alzando il piumone per accogliere lei tra le mie braccia. Lei si infila sotto il piumone e sopra di me, sta addirittura tremano ma in un attimo si riscalda e mi riscalda ancora di più.

Mi muovo delicatamente sotto di lei, le accarezzo la schiena, la bacio fino a restare senza fiato. Lei mi tocca delicatamente proprio lì dove mi piace di più.

“Ti accarezzo per darti il buongiorno, amore? Ti va?”, mi chiede all’orecchio. Strano, non lo fa mai. Poi capisco il perché: quando facciamo così, prima tocca a me il buongiorno, poi a lei, ed io stamattina non posso ricambiare. Dovrei dire di no, vorrei dire di sì perché sono calda e pronta, e insomma non rispondo.

“Non preoccuparti, amore, questa cosa non la risolveremo stamattina, adesso lasciati andare e basta”. Lo faccio e mi lascio toccare, col fiato un po’ corto perché lei è entrata finalmente dentro di me ed è arrivata al punto più segreto e sensibile del mio corpo.

“Sai, amore, ci sarebbe un modo di superare questa cosa”. Il momento è ben scelto, lei si è fermata un attimo ed io sono disposta a dire sì a qualsiasi cosa perché lei ricominci a fare quello che stava facendo fino ad un istante fa.

“Ho sporcato il letto, dovresti punirmi. E quindi potresti legarmi, imbavagliarmi e stuprarmi con lo strap-on fino a ricoprirti di sangue”. Lei ha ricominciato, io sto per venire e l’immagine che si forma nella mia mente incredibilmente moltiplica il mio piacere; mi manca i respiro, il cuore salta un paio di battiti.

“Ovviamente la settimana prossima lo farò io a te”, conclude lei, ed io finalmente vengo, soffocando il mio piacere nella sua bocca.

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