Isolate

di cristinadellamore

Più che per il freddo, che in fondo a Roma è un’opinione, questa stagione ci causa problemi nella nostra attività fisica per via della luce. Il sole sorge tardi e tramonta presto e non è bello né facile correre al buio, la mattina o la sera che sia, su strade sempre più sporche e sconnesse; abbiamo fatto di nuovo un pensierino alla palestra solo per accorgerci che le due vicino casa hanno aumentato i prezzi, e tanto; quest’anno siamo in tre, la cosa non è sostenibile.

E allora pazienza ed attenzione, pomeriggio dal lunedì al venerdì, approfittando del maggior movimento e della connessa illuminazione dei giorni lavorativi, mattina sabato e domenica, magari un po’ più tardi dopo una serata fuori casa, per vederci meglio.

Il rito più gradevole della domenica resta sempre il mercatino, sul far della sera. Lei ci guida tra le bancarelle, io da una parte e la cugina dall’altra; è anche un momento strategicamente ben scelto, visto che gli ambulanti stanno per impacchettare (ove possibile) o per buttare via (quando necessario) l’invenduto, ed i prezzi, specie nel secondo caso, scendono.

Così oggi mi porto via davvero per due soldi una camicia da notte bianca di cotone pesante, incrostata di ricami apparentemente fatti a mano, ed un paio di mutandoni coordinati: sarà faticoso lavarla e soprattutto stirarla, ma ne ho una simile anche se molto più semplice e magari d’estate, quando sarò un po’ abbronzata, desidero indossarla per lei, che ha capito, approvato ed apprezzato l’acquisto.

La cugina trova un braccialetto semplicissimo che imita Tiffany, lo guarda, lo considera e sembra chiederci se non è una scelta troppo da ragazzina. Per quello che vale faccio un cenno di assenso, in effetti piace molto anche a me, magari le chiederò di prestarmelo quando usciremo per una serata senza troppi fronzoli. Aggiudicato.

Lei non ha scelto niente e noi la incitiamo: sì, certo, dopo andiamo anche alle bancarelle di alimentari, ma qui in giro davvero non c’è qualcosa che le piace? Non possiamo crederci.

“In realtà ho visto qualcosa, ma davvero non mi sembra il caso”, si schermisce lei, poi cede e punta verso una bancarella che propone scarpe quasi originali di grandi marche e indica un paio di chanel rosso fuoco, aggressivamente a punta e dal tacco vertiginoso.

“Non ho niente con cui abbinarle, poi”, dice ancora. La cugina tace, io penso che non ha bisogno di abbinarle ad altro che al suo corpo, non faccio in tempo a dirlo che lei mi sorride, mi dà ragione e le compra.

Il resto è routine, o quasi. Nel settore alimentari saltiamo a piè pari il pugliese con le sue burrate ed i suoi taralli, la signora calabrese con ‘nduja e cipolle rosse ed il norcino che espone salumi e caciotte per puntare sul sardo: amaretti, sospiri e papassini, cui aggiungiamo una snella bottiglia di mirto che non vedo l’ora di svuotare e che già immagino, nelle sue mani, quali sensazioni potrà darmi.

Ci guardiamo attorno ancora una volta prima di andarcene, colpite da un pungente odore di fritto. Non è una bancarella cinese ma siciliana, mai vista prima, che espone arancine bollenti, pasta reale e cassate. In fondo al bancone, piccoli dolci da mandare giù in due bocconi. La cugina, cresciuta bene, li identifica subito come minne di Sant’Agata. Saranno ottime, ma mi colpisce soprattutto la ciliegia candita in cima, un colore che si abbina perfettamente con le scarpe nuove di lei. Le prendiamo, due in più: ci serviranno, stanotte.

 

 

 

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