Ipotesi – Quarta parte

di cristinadellamore

(Segue da qui)

La cugina ha ancora il passo un po’ più veloce. Siamo ancora in pianura, il marciapiede è più liscio ed abbastanza pulito, ormai i muscoli sono ben caldi , il fiato è rotto, quindi va bene così; diciamo che sono curiosa di vederla sulla salita, lunga da far paura a quanto ricordo, e che si conclude con un tratto dalla pendenza importante. Mi lascio distanziare un po’, quanto basta per tenere meglio il ritmo senza rischiare di inciampare l’una nelle caviglie dell’altra e riprendo a proiettare il mio piccolo film sulla serata della cugina.

Non la conosco abbastanza, ma io sono aggressiva ed un po’ sfacciata, quindi le presto le mie caratteristiche. Vediamo, finito, caffè e ammazzacaffè, e mentre il mio cavaliere chiede il conto mi alzo per e vado in bagno. Un controllo al trucco, due gocce in più di profumo e, soprattutto, via le mutandine: le infilo nella borsetta e lascio che sporgano un po’. Torno al tavolo, mi accomodo proprio mentre lui firma lo scontrino della carta di credito e appoggio la borsetta sulla tovaglia, proprio sotto i suoi occhi. Ovviamente se ne accorge e mi piace immaginare che diventi improvvisamente rosso. Sì, mi piacciono educati ed un po’ timidi, ci penso io a scioglierli. Molto educatamente, mi scosta la sedia mentre mi alzo e mi aiuta ad infilare il cappotto leggero, mi prende sottobraccio e mi guida rispondendo ai saluti dei camerieri: è un cliente affezionato di questo locale elegante, abbiamo mangiato e bevuto benissimo ed io ho anche fantasticato fissando le sue mani e le sue labbra, su come potrà usarle su di me. Mi tolgo subito la curiosità, appena usciti dal locale lo bacio. Lui risponde, con le labbra, con la lingua ed anche con il resto del corpo: ottimo segno. E poi? In macchina no, è scomodissimi e poi non si adatterebbe alla bella serata, diciamo che mi porta a casa sua, ci mettiamo su un bellissimo divano di pelle, ci baciamo a lungo e lui comincia a spogliarmi, e sono arrivata al punto in cui ho addosso solo reggicalze, calze con la riga e decolté tacco dodici quando lei mi fa segno di passare davanti. Accidenti, proprio adesso che diventava interessantissimo.

La sorpasso e lei ne approfitta per sussurrarmi: “Portaci a casa, amore, senza esagerare”. Giusto, perché è già cominciata la salita; magari la prossima volta potremo passare di qui in discesa facendo il giro nell’altro senso e risparmiare un po’ di energie. La cugina non vuole rallentare, lo sappiamo che è più tosta di noi, e insomma, stavolta vediamo quale può essere il mio limite. Ce la faccio, con un po’ di sforzo in più, a restare in testa, la salita è ancora lunga, l’unica cosa è andare avanti, anche con la mia fantasticheria.

Dove eravamo rimasti? Lui mi abbraccia, mi stringe, mi accarezza e mi tocca dappertutto, sembra un polipo. E per quello che mi riguarda, mi eccito ancora di più. Senza sottrarmi alla sua presa lo spoglio che le mani che tremano un po’, lo accarezzo e lo lecco man mano che scopro la pelle e su questo divano ci passerei volentieri il resto della notte, mi dico quando slaccio la cintura e apro i pantaloni: un gran bel vedere.

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