Conferme

di cristinadellamore

Bene, domani c’è il referendum confermativo sulla modifica costituzionale: è il caso di occuparsene? Ci sono alcune particolarità molto tecniche: ho chiesto a lei i chiarimenti necessari e mi sono fatta una certa idea che voglio condividere con i miei venti lettori.

Si può discutere di questa riforma costituzionale lasciando perdere il Renzi sì/Renzi no? Al tempo: questo è il cuore del progetto renzista, quindi è chiaro che, se si è contro Renzi e quello che rappresenta (balle continue, smargiassate, compressione dei diritti dei lavoratori, spesa pubblica in inutile crescita, bullismo privo di fondamento nei confronti dell’Unione Europea, e ci sarebbe da continuare), non c’è bisogno di sprecare spazio virtuale, si vota no e tanti saluti. Però non è male cercare di capire che Italia la riforma costituzionale vorrebbe politicamente disegnare, quindi una lettura del testo è dovuta.

Allora, fine del bicameralismo perfetto. Il Senato così come ridisegnato è un po’ un ircocervo: lasciamo perdere il continuo carosello di senatori, che durano in carica solo finché sono consiglieri regionali o sindaci (se ho capito bene) e poi dovranno essere sostituiti, vediamo però quello che può fare. Non essendo eletto direttamente dal popolo (ma anche su questo non metteteci la mano sul fuoco, la legge elettorale di Senato ancora non c’è) non vota più la fiducia al governo, approva le leggi solo in casi limitati e cioè: per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120,secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma.

Traduco dopo aver ripreso fiato: l’art. 57 è quello che fissa le regole di elezione dei senatori, l’art. 80 parla di trattati internazionali, gli altri si occupano delle autonomia locali: diciamo che i senatori si dovranno occupare dei massimi sistemi come un trattato relativo ai nostri rapporti con l’Unione Europea e dei minimi, tipo l’eventuale passaggio di Cortina d’Ampezzo da Belluno, anzi dal Veneto, visto che le provincie non ci saranno più, a Trento, che è provincia autonoma ed esisterà ancora (non ridete, ogni tanto se ne parla anche se poi non se ne fa niente). Avete il mal di testa? Anche io, mi fermo per cinque minuti e poi ricomincio.

Il Senato elegge ancora il Presidente della Repubblica, concorrendo con la Camera, e, potere tutto nuovo, due membri della Corte Costituzionale: nel vecchio testo anche questa elezione, con elevatissimo quorum, avveniva in seduta comune.

E poi c’è l’elezione del Capo dello Stato; oltre a cambiare la composizione, visto che spariscono i rappresentanti delle Regioni sostituiti, appunto, dai senatori, e quindi il collegio non sarà più composto da mille persone ma da settecentotrenta: non mi sembra questa gran riduzione, ma insomma è qualcosa. Cambiano anche i quorum, e cioè due terzi dell’assemblea per i primi tre scrutini, tre quinti dell’assemblea dal quarto al sesto e, dal settimo, i tre quinti dei votanti (e non è la stessa cosa).

Tutto il resto della riforma è stato preso un po’ sottogamba. Capisco per l’abolizione del CNEL (che magari un bel po’ di noi manco sapeva che esistesse, sarebbe il Consiglio dell’Economia e del Lavoro, e non chiedetemi a cosa serva, probabilmente non lo sa neanche chi ci lavora, in una sede bellissima dentro Villa Borghese, beati loro), ma la riduzione delle competenze delle Regioni e l’introduzione della cosiddetta clausola di supremazia mi sembra importante. Io per la verità sono favorevole: le Regioni, che hanno potestà tributaria limitatissima e capacità di spesa enorme, hanno anche l’onore di una classe dirigente nel migliore dei casi inadeguata. Insomma meno fanno meno possono far danni. Peccato che ne prendiamo novantacinque e li mandiamo a far danni a Palazzo Madama.

Sapete una cosa? In realtà questa riforma, anche se è molto vorrei ma non posso, non è così male. Ma io, a questo punto, vorrei andare fuori tema e farmi una domanda diversa. Sì, me la ha suggerita lei, ovviamente, io non ci sarei mai arrivata.

Vediamo. La Costituzione ha previsto dei paletti (maggioranze qualificate, durate diverse per il Parlamento, il mandato del Capo dello Stato e quello dei giudici costituzionali), che in buona sostanza restano, a tutela delle opposizione e come invito a trattare tra i partiti politici, che furono per così dire tarati su un sistema elettorale proporzionale, sia pure con qualche correttivo (soglie di sbarramento e sistema dei resti a favorire i partiti maggiori). Ora, dal 1994 c’è un sistema più o meno maggioritario: ecco, queste soglie, che poi sono i paletti più robusti a tutela della democrazia parlamentare, hanno retto, anche se non benissimo. Per dire, Berlusconi non ha mai avuto la maggioranza alla scadenza del settennato presidenziale ed ha dovuto vedersela, quando è stato al governo, con Scalfaro e Ciampi. Vi domando: un partito di maggioranza con il 54% della Camera e, ragionevolmente, almeno la metà del Senato, cioè con 440 parlamentari su 730 ovvero i tre quinti del Parlamento, non potrebbe spazzarli via, questi paletti? Ricordatevi che con i tre quinti si elegge il capo dello Stato.

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