Ipotesi – Seconda parte

di cristinadellamore

Il nostro terzetto prende quindi il vialone che rappresenta un po’ il confine del quartiere: di qui la zona storica, che i residenti un po’ blasé chiamano Pentagono, dall’altra parte le strade nuove, l’espansione successiva e le zone meno pregiate, anche se ci sono dei palazzi molto belli. Sul confine hanno appena costruito, per dire, un enorme grattacielo i cui appartamenti, si vocifera, siano andati via a diecimila euro al metro quadrato.


Conosco la strada, ed ho capito cosa ha in mete lei: un po’ si comincerà a salire e finalmente ci troveremo al Colosseo Quadrato, alle spalle di casa. Buona idea, non c’è gente, non c’è neanche traffico, e senza le auto incolonnate si respira bene anche qui, con il verde che c’è. Passo in testa al segno della cugina che, vedo, sorride mentre la affianco, e procede in scioltezza.
Sappiamo che è più in forma di noi, sotto la pelle si intuiscono muscoli armoniosamente allenati; inoltre pesa qualche chilo in meno di me anche se siamo alte uguale e mi chiede, alle volte, un paio di scarpe eleganti in prestito. Non importa, per me non è una gara, e neanche per lei, ho imparato ad apprezzare la fatica e le endorfine che scatena, e quel po’ di peso che ho perso mi ha dato una enorme soddisfazione, così come avere il culo più sodo come mi ricorda sempre lei quando mi punisce con la mano aperta o con la paletta per il nostro reciproco piacere.
Respiro profondamente per scacciare l’immagine di lei che mi infligge cinque sculaccioni come preliminare al piacere mio e suo e cerco di regolare il passo; intanto continuo a chiedermi come è andata ieri sera, quando è uscita con quel compagno di università conosciuto all’esame. Non la conosco abbastanza per scommettere sul sesso al primo appuntamento, ma neanche per scommettere sul contrario: come tutte noi, del sesso ha bisogno e sono quasi sicura che quel dildo che le ho prestato – diciamo meglio regalato ormai – non sia rimasto inoperoso neanche per una sera.
Cosa avrei fatto al posto suo? Nessun dubbio: sola, senza obblighi e senza impegno, mi sarebbe bastato un ragazzo appena passabile, pulito e non troppo maleducato, per mandare tutti i segnali del caso fino a farmelo, se necessario sul sedile posteriore di una macchina anche se è scomodissimo, da quello che ricordo.
Allungo ancora’ il passo lungo il marciapiede un po’ sconnesso, visto che siamo ancora in piano e prima della salita abbiamo circa un chilometro da percorrere. Intanto mi proietto un piccolo film, un trucchetto che a volte utilizzo per non sentire la fatica, la serata di ieri, io al posto della cugina e lei nel ruolo del compagno di università.

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