Ipotesi – Prima parte

di cristinadellamore

Ieri sera non abbiamo sentito la cugina ritornare. E sì che ci siamo addormentate tardissimo, sfinite dopo l’amore. Stamattina non ho avuto il coraggio di svegliarla alla solita ora per la corsa mattutina: lei mi ha suggerito semplicemente di rinviare di una mezz’ora, non di più, ma non c’è stato bisogno di aspettare tanto. Con soli dieci minuti di ritardo la cugina si è presentata a rapporto, già pronta in maglietta, calzoncini e scarpette, senza trucco ed i capelli raccolti in una coda.


La scruto mentre beve il caffè dopo essersi scusata per il ritardo: mi sembra che sia più tranquilla ma, come lei dice spesso, davvero questa ragazza ogni giorno sembra star meglio del precedente. La scruto forse con troppa attenzione, perché lei mi dà un leggerissimo calcetto e mi richiama all’ordine. Si parte, e stamattina lei ci porta lungo un percorso nuovo, dalla parte opposta a quello che facciamo di solito. Come è ormai abitudine, io sono la serrafila e lascio scorrere il mio sguardo sulla schiena della cugina. Ha forse le spalle più dritte, il passo più elastico, la falcata più sicura? Non mi sembra.
Superato il primo tratto in discesa costeggiamo il laghetto e proseguiamo verso il sito del Velodromo. Lei mi ha mostrato alcune foto su internet, mi ha raccontato di quando lo abbatterono con l’esplosivo, e non riesce ancora a farse una ragione. “Costruito in vista delle Olimpiadi del 1960, bellissimo. D’accordo, il ciclismo su pista in Italia è morto, ma come si preserva il Colosseo si doveva preservare anche il Velodromo”. Inutile piangere sul Velodromo demolito, continuiamo. Non c’è nessuno in giro, non fa freddo, il cielo è nuvoloso con molti squarci di azzurro, insomma una mattinata niente affatto novembrina dopo una settimana di freddo quasi invernale. Sarebbe una situazione perfetta non fosse per lo stato dell’asfalto e dei marciapiedi sotto le nostre scarpette. Vediamo, negli ultimi giorni è piovuto e c’è stato un po’ di vento; il risultato è un tappeto di foglie morte umido, viscido e compatto, l’ideale per nascondere buche, fessure, cubetti di porfido divelti, insomma tutto quello che può capitare ad una strada e forse anche di più. Attenzione alle caviglie, quindi.
Lei gira la testa, guarda il telefonino che porta agganciato al braccio e fa cenno alla cugina di passare in testa; adesso sono in mezzo, lei è dietro di me e sento con gioia il peso fisico del suo sguardo dalla nuca al culo. Una volta ho provato a parlargliene, lei ha sorriso un po’ imbarazzata e mi ha risposto: “Adoro tutto di te, ed è bellissimo guardarti il culo quando corri”. Bene, anche a me piace guardarla, quindi siamo pari.
La cugina ci porta lungo quello che resta del Velodromo e poi fa per invertire la marcia; lei mi sorpassa, in scioltezza la affianca e le dice qualcosa, prima di riprendere il suo posto in coda.

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