Odori

di cristinadellamore

Stasera in casa c’è un profumo diverso dal solito. Me ne accorgo non appena mi chiudo la porta dietro le spalle, prima ancora di liberarmi della borsetta, della borsa con il computer, del giaccone tecnico e delle scarpe – questo è l’ordine che seguo sempre, lei dice che è un segno di OCD, io ho controllato su Google e le ho dato ragione.

A proposito, lei non c’è e non c’è neanche la cugina. Stasera closing, ovvero appuntamento per la firma del contratto per l’affitto di casa, io non sono invitata e non ci vado, questa volta, non ha davvero senso aspettare sotto lo studio di un avvocato sconosciuto, al buio ed al freddo.

Rapidamente percorro il breve corridoio ed ho ancora le narici solleticate da un aroma alieno; intanto sbottono la camicetta, per guadagnare tempo, già prima di raggiungere la camera da letto. La nostra camera da letto, mi ripeto ogni volta che posso, ed ogni volta ho un piccolo tuffo al cuore.

Mentre tolgo giacca, gonna, camicetta, reggiseno, mutandine e calze mi guardo attorno, come sempre quando sono sola; il grande letto di ottone al quale adoro farmi legare, l’armadio a parete, il cassettone antico col piano di marmo che custodisce, in uno dei cassetti, i nostri giocattoli. Mi sembra ancora strano, qualche volta, soprattutto quando mi sveglio di soprassalto nel bel mezzo della notte, magari perché ho sognato qualcosa della mia vita prima di lei. E lei, in quei momenti, chissà come mai, si sveglia sempre, mi abbraccia e quasi mi culla finché non mi riaddormento; niente da fare, sono ancora dipendente dal suo amore e dalla sua cura, e mi piace tantissimo.

Nello specchio dall’antica cornice mi sorrido e mi strizzo l’occhio, muovo le spalle facendo danzare le tette che sì, sono sempre come piacciono a lei: sono dimagrita, grazie alle corse quotidiane ed alla dieta sana, ma non lì. E neanche sul culo: è andato via un po’ di grasso, ma la curva dei miei fianchi è sempre quella, più o meno, ma è esaltata dal pancino che è diventato più piatto. Sono contenta, voglio essere bella per lei, come lei lo è per me.

Sono sola in casa, ne approfitto per recuperare latte detergente e acqua di rose ed occupare il bagno; mi strucco con calma e cura, senza perdere tempo a rivestirmi. Mi piacerebbe che lei mi trovasse così, al suo ritorno, e si servisse di me per il nostro piacere. Lo abbiamo fatto, qualche volta, ma stasera non è possibile, non saremo sole.

Anzi, è ora di sbrigarmi, il tempo stringe. Però mi fermo a metà del primo passo verso la camera da letto: qui in bagno il profumo estraneo ma gradevole è più forte, mi guardo intorno e finalmente capisco. Sul vassoietto della doccia riservato a lei c’è una saponetta nuova, mai usata, lei deve averla messa lì subito prima di uscire.

Sono curiosa, mi precipito e frugo nella busta della carta da smaltire, ed ecco la scatola di cartone, che si indovina sontuosa anche se è stata disciplinatamente schiacciata, e sopra c’è scritto melograno: lei ha rinunciato a quella all’uva, ma la marca è la stessa. Sono lì, ci penso chissà per quanto tempo mentre quasi accarezzo quel cartoncino che lei ha scelto e toccato, e sobbalzo quando sento scattare la serratura, la voce di lei che mi chiama e mi saluta. A farmi trovare nuda ci sono riuscita, insomma.

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