Novembre

di cristinadellamore

Hanno acceso anche il riscaldamento condominiale e stasera non è una cattiva idea, anzi. Fuori piove e sembra non abbia intenzione di smettere molto presto, ogni tanto uno scroscio più forte, anche qualche tuono che rimbomba in lontananza.

Lei ha tirato fuori dal cassetto le tute più pesanti, ne indossa una verde scuro che le sta d’incanto, e fa risaltare i profondi occhi marroni e la pelle chiarissima, sparita ormai ogni traccia dell’abbronzatura dorata di quest’estate. In poltrona, sfoglia un incartamento più sottile di quelli che di solito affronta per lavoro: è il contratto di affitto che la cugina dovrà firmare domani.

La cugina ha scelto una tuta blu notte e forse non è abbastanza calda o forse il colore non le giova: è pallidissima, alla scrivania, con i libri spalancati davanti per l’esame che si avvicina e a questo punto la sera non esce più. Lo ha promesso come ha promesso un trenta e lode per non rovinare la media, ma noi festeggeremo anche un diciotto.

Io sono in un angolo del divanetto, mi riscaldo guardando lei, e la tuta grigia con la virgola arancione che mi piace tanto stasera mi sembra anche troppo pesante; faccio finta di leggere un poliziesco dall’insolita ambientazione (a Roma nell’inverno del 1944, occupazione tedesca, Fosse Ardeatine e finalmente l’inverno finisce ed arriva la Quinta Armata), ma in realtà penso a come sarà togliermi la tuta ed abbracciare lei prima di inginocchiarmi per baciarle dove tanti ci piace.

Lei fa un cenno quasi impercettibile: dovrebbe essere rivolto a me ma la cugina lo vede, lo capisce e mi anticipa, prende la bottiglia e riempie i bicchieri. E’ l’ultimo giro per questo Chianti giovane e forse troppo leggero per la stagione, un bicchiere a testa, ancora, e poi si va a letto.

Lei si bagna appena le labbra, posa il bicchiere e si stiracchia un po’; aveva raccolto le gambe sotto il corpo, ora le distende e mi ammette allo spettacolo dei suoi piedini nudi. Stasera ha uno smalto nuovo, un rosa appena accennato ed io mi passo la lingua sulle labbra dal desiderio di baciare e leccare quelle piccola dita che sembrano chiamarmi.

“Stasera abbiamo bisogno di una coperta più pesante, e sabato prossimo cambiamo i letti e mettiamo i piumoni. Che ne dici, amore?”, mi chiede, e beve un altro sorso. Annuisco distrattamente, sto già pensando a cosa fare per lei sotto quella coperta, e a cosa lei potrà farmi.

“E tu stai bene così? La tua è già più pesante ma da te è più freddo”. Si è rivolta alla cugina che sta guardando me con gli occhi improvvisamente spiritati, come se mi leggesse nella mente e fosse affascinata da quello che sto pensando. O forse è solo la mia espressione, mi accorgo che ho le labbra semiaperte e gli occhi socchiusi, mi ricompongo in fretta.

“D’accordo, puoi firmare il contratto, direi, non hanno fatto i furbi; avrei preferito un obbligo di rimessa in pristino, almeno in caso di risoluzione del contratto in danno del conduttore, ma non ci sono riuscita. E adesso è ora di andare a dormire, e domani niente corsa, la sera faremo tardi”. Si alza con il suo consueto movimento agile ed elegante, quasi da ballerina, mentre io la imito molto più goffamente e la seguo fino al grande armadio a muro. Ci servirebbe la scaletta per prendere le coperte, conservate nel ripiano più alto, mi giro e mi trovo davanti la cugina che ha preso una robusta sedia degli anni ’50, nel cucinotto dai tempi dei nonni di lei.

Ci penso io, dice, e seguendo le mie indicazioni prende con gesto sicuro le coperte e poi anche i piumoni, ancora più in alto. In effetti è una buona idea, facciamogli prendere aria, lasciamo che l’imbottitura si assesti prima di utilizzarli. Intanto passo tutto a lei, uno per volta, che con meravigliosa economia di gesti, . smista le coperte da una parte, anche quella enorme, doppia e pesante, che stenderemo sul lettone, i piumini dall’altra. Alla fine, porgo la mano alla cugina che scende con un salto e mi piomba tra le braccia. Nella tutona blu, è sottile e muscolosa, e trema foglia a foglia. Mi sembra chiaro, non sta bene e so anche perché: smonteranno la casa in cui è cresciuta, via ogni ricordo, anche il più piccolo, della sua vita precedente, e non è pronta.

“D’accordo, stanotte dormi con noi, non ti lasciamo sola”, dice lei che se ne è accorta a sua volta. Giusto, anche io quando avevo paura di qualcosa, volevo dormire nel lettone dei miei genitori.

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