Sottinteso

di cristinadellamore

“Non vado pazza per le fantasie da boscaiolo del Maine, le lascio ai comprimari dei romanzi di Stephen King”.

Siamo davanti alla vetrina del negozio di abbigliamento sportivo a due passi da casa; abbiamo uno sconto da utilizzare e lei si è finalmente convinta a cambiare il venerabile accappatoio blu che era di suo padre, e che non è soltanto logoro, è proprio strappato in più punti. Il suo commento, invece, è rivolto alle proposte dei saldi di metà stagione, con i manichini abbigliati in jeans, magliette e, appunto, ampie camicie di flanella a quadri, segnatamente una luttuosa fantasia di grigi e di neri, disponibile sia per uomo che per donna.

Dobbiamo soltanto comprare un accappatoio e qui li vendono, provo a ricordare a lei che sembra ipnotizzata. Certo, sono i modelli da piscina, ben lontani dal sontuoso cotone blu scuro che ormai è diventato azzurrino di quello che dovrà essere pensionato: li abbiamo visti il mese scorso quando abbiamo comprato maglioni e pantaloni sportivi a prezzo stracciato.

“Certo che era stracciato, non tengono affatto caldo”, insiste lei. Ha ragione, accidenti: ne ho uno addosso proprio ora, abbinato alla gonna di jeans un po’ troppo corta che lei adora vedermi indossare e ad una camicia di cotone pesante; nonostante l’aria tiepida ed umida di questo pomeriggio novembrino quasi batto i denti.

“Però ti sta davvero bene”, concede lei. Certo, l’ho preso di una misura più piccolo per come mi sottolinea il seno, e qualche volta l’ho messo, per il nostro piacere, direttamente sulla pelle, e non ho indossato altro.

Lei mi tiene un braccio attorno alla vita e sento che comincia a carezzarmi gentilmente, dal fianco risale fino al seno. Una volta era pura affermazione di potere: vediamo in che condizioni sono le tette del mio bravo e disciplinato giocattolino, insomma. Adesso però sento che è diverso: è vicinanza e condivisione, come quando mi porta il caffè a letto, attende che lo beva e mi chiede con gli occhi se è venuto bene, ed al mio cenno affermativo mi bacia prima le labbra, poi i capezzoli.

“Non ti riesce bene fare l’indifferente”. Lei me lo sussurra all’orecchio e, fulminea, dardeggia la lingua.

Come sempre al suo tocco, il mio corpo reagisce, i capezzoli schizzano in avanti, duri e quasi dolenti a contatto con il tessuto del reggiseno sportivo che indosso: lei li ha sentiti, ma non ha potuto sentire che sto anche cominciando a bagnarmi. O forse sì?

Ai primi tempi ero fiera di me per aver conquistato lei con l’unica arma che avevo, il mio corpo ben disciplinato ed in grado di darle tutto il piacere che mi chiedeva. Non avevo ancora capito, e per questo ci ho messo un po’ di tempo, che anche lei mi aveva conquistata con le piccole cure quotidiane, come il decidere assieme in che modo passare la serata, per esempio.

Non me ne vergogno: anche lei non lo aveva capito subito che il nostro rapporto era ormai andato ben oltre quello scambio tra sesso e rifugio con cui era cominciato.

“Allora, se ti lascio ce la fai ad entrare con me? Ho bisogno del tuo parere sull’accappatoio. E poi, al diavolo, le camicie le compriamo, una per te, una per me ed una la regaliamo anche a mia cugina che è rimasta a studiare. Che ne dici?”, conclude lei.

Va bene, ma colori e taglie delle camicie li voglio scegliere io. Per Halloween è tardi, ormai, ma a carnevale lei si travestirà da boscaiolo del New England; io, magari, da quercia da abbattere.

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