Conversazioni

di cristinadellamore

Tornata a casa, ho trovato la cugina china sui libri, c’è un esame da dare tra poco, se ho capito bene, e non ho trovato lei. Nessuna sorpresa, lo sapevo, una riunione crudelmente fissata venerdì pomeriggio che, come facilmente prevedibile, si protrae e si avvita su se stessa. Qualche volta capita anche a me, capisco e solidarizzo. Comunque non abbiamo impegni, per questo fine settimana non ci muoviamo dal momento che ci stiamo dedicando alla casa della cugina, la stiamo svuotando in vista della consegna delle chiavi.

Saluto e vorrei scappare a cambiarmi, oggi prima ho sentito freddo, poi caldo, poi di nuovo freddo e insomma ho voglia di felpa e di calzettoni di lana visto che non posso avere lei che mi insapona la schiena sotto la doccia. Vorrei, nel senso che lo faccio e mi accorgo che la cugina si è alzata, mi ha seguita e si è accomodata sulla vecchia sedia che sta in un angolo della nostra stanza da letto e viene da casa della bisnonna di lei, figuriamoci.

La cugina ha voglia di chiacchierare, direi; probabilmente è stanca ed annoiata, sono uscita stamattina ed era già con la testa sui libri. E sia, niente di male se rimango in reggiseno e mutandine davanti ad una mia coetanea, magari ci fermiamo due minuti quando vado in bagno.

E mi racconta che non ha più voglia di vedere gli amici. Ma come, se esce la sera almeno tre volte la settimana? Questo lo penso solo, non lo dico, in precario equilibrio mentre tolgo prima uno e poi l’altro degli stiletti che dovrò spolverare prima di riporre per il fine settimana: sono ancora lucidi ma un po’ impolverati, deve essere colpa della moquette in ufficio, chissà se la puliscono come si deve.

No, perché non ha più voglia di incontrare un ragazzo che era convinta fosse speciale e invece no, era solo uno stronzo. Annuisco e sistemo con cura la giacca del tailleur sulla gruccia prima di sbottonare la camicetta. Comincia a diventare interessante, mi dico, e mi libero rapidamente della gonna: non è troppo spiegazzata, basterà appenderla come si deve e non ci sarà bisogno di stirarla. Oddio, cerco di non pensare che sono con la biancheria intima e basta davanti ad una donna che non è lei e contemporaneamente a dire qualcosa di intelligente. Non mi viene nulla in mente e mi accomodo sull’angolo del letto per togliere con attenzione le calze: sono quelle più sottili ed eleganti, vanno trattate con la massima cura cisto che costano un’enormità.

La cugina ha commesso il classico errore delle donne e si è fidata troppo di un uomo che non se lo meritava. Capita, e magari le capiterà di nuovo, e stavolta lo dico, posso parlare per esperienza personale, ma poi passa. Chiedo scusa e filo in bagno, per un qualche minuto di silenzio sola con me stessa. Non è che mi aspetta dietro la porta?

No, quando riemergo è sempre lì, seduta nel suo angolo, ma nel frattempo si deve essere alzata perché sul letto è sciorinata la mia felpa preferita; deve avermi letto nel pensiero ma solo in parte, infatti mi chino e pesco nell’ultimo cassetto i calzettoni a righe.

Cioè, è per questo che non ci ha restituito il dildo, e grazie, ovviamente, per non averglielo chiesto indietro. Lo usa regolarmente, e per il momento le basta. Dunque, piegata in due, col culo al vento anche se decorosamente coperto dalle mie culotte preferite, non è che posso dare lezioni. Vorrei dirle che in fondo si tratta di un surrogato, e dovrebbe comunque cercarsi una persona vera, calda e viva da abbracciare, ma preferisco farmi gli affari miei e visto che sono piegata a novanta gradi così come mi trovo infilo le calze che sono di tipo e taglia maschile e mi arrivano fin sopra il ginocchio.

La cugina ci arriva da sola, e dichiara che comunque vuole continuare ad uscire, così magari trova qualcuno che le vada bene. Devo spiegarle che tanto per cominciare potrebbe bastarle qualcuno che la faccia sentire bene, senza complicazioni?

Mentre ci penso squilla il mio telefonino che ripesco freneticamente dalla borsa. Lei ci avverte che sta arrivando, riunione finita, ed io mi sento salvata in corner. Mettiamoci al lavoro, prepariamo la cena.

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