Trattative – Quinta parte

di cristinadellamore

(Continua da qui)

Sono arrivata a casa con una decina di minuti di vantaggio. Inutile, nel traffico convulso di un venerdì sera di pioggia lo scooter va meglio della moto. Mi sono spogliata dopo aver messo la pentola  sul fuoco, tolto dal frigorifero il burro ed il parmigiano e lasciato in bella vista la torta. In condizioni normali dovrei attenderla nell’ingresso, ma lei mi ha ordinato di restare in camera ed ovviamente obbedisco. In attesa della meritata punizione che poi è essa stessa una punizione mi chiedo anche come sia andato l’incontro, ma in fondo non mi interessa più. Mi interessa invece farmi perdonare da lei, e mi domando se saprò degnamente sopportare, dopo tanto tempo, il morso del cuoio.

E finalmente sento la serratura scattare, le voci basse da non lasciarmi capire le parole ma quella di lei è inconfondibile per il mio cuore e la mia fica, tonfo di passi che si avvicinano, la porta che si apre ed io fisso lo sguardo sugli scarponcini un po’ macchiati dalla pioggia e sul lembo dei jeans appena umido; testa alta ed occhi bassi, una delle prime cose che ho imparato.

Sono certa che lei mi sta guardando con attenzione, controllando la mia postura. Ho le ginocchia abbastanza aperte, i gomiti larghi ed alti, il seno in bella evidenza e la pancia in dentro? Riesco a restare immobile, respirando leggermente, le labbra semiaperte ma senza scoprire i denti? Lei me lo ha insegnato con pazienza, all’inizio, quando ancora non ero altro che il suo giocattolo sessuale e ne andavo fiera, ma è passato tanto tempo, e da tanto tempo non assumevo più la posizione della sottomessa per il suo piacere.

“Rilassati, amore. È stata una bella sorpresa che mi hai fatto, ci ho ripensato per tutto il tempo mentre tornavamo a casa e ne sono ancora felice”, mi dice lei, e mi sfiora la guancia con una carezza. Non  mi muovo, non ancora.

“Ne parleremo a tavola, i tempi sono stretti e dovremo impegnarci tutte per liberare casa in fretta. E adesso in piedi e poi sul letto, gomiti e ginocchia”.

Abbiamo discusso a lungo di quante cose ci saranno da fare, ed in quanto poco tempo, mangiando prima i ravioli di magri generosamente conditi (“Domani si corre un po’ di più”, ha sentenziato lei riempiendo i piatti da brava mater familias) e innaffiati da un gradevole verdicchio, poi la torta. Confesso però che non ricordo molto: ero troppo impegnata a godermi tutte le sensazioni che mi dava il plug anale più grosso che abbiamo strusciando contro la sedia. Perché sì, bel gesto, ma ho comunque disubbidito, ed una punizione ci vuole. Lei mi ha promesso che me lo toglierà con i denti, non appena andremo a letto.

 

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