Trattative – Quarta parte

di cristinadellamore

(Segue da qui)

Non ho idea di come andranno le cose, e purtroppo sono tenuta un po’ fuori dagli incontri. Perché oggi ce ne sarà un altro, lei mi ha avvertita, e insomma il primo è stato con la finanziatrice dell’operazione, adesso tocca, se ho capito bene, a chi dovrà gestire materialmente l’attività.

A me tocca tenere la posizione, insomma, tornare a casa e preparare la cena, ma non ne ho la minima voglia. Guarda caso, l’appuntamento è subito dopo l’orario di lavoro, e guarda ancora caso, posso arrivare lì in cinque minuti con lo scooter. Ci penso solo un attimo; non è la prima volta che disubbidisco a lei e non sarà l’ultima, correrò il rischio  di una meritata punizione ma ci tengo a raggiungerla prima possibile.

L’idea si dimostra pessima fin dall’inizio, visto che il tempo si guasta e percorro l’ultimo chilometro sotto la pioggia: meno male che oggi sono in jeans, scarponcini e maglietta sotto il giaccone tecnico visto che è la giornata informale alla conclusione della settimana e non ho clienti da incontrare. Parcheggio a distanza di sicurezza dalla luccicante Ural cui dedico un’occhiata colma di rimpianto: mi manca sedermi dietro di lei, abbracciarla, chiudere gli occhi e lasciarmi portare.

Lei non c’è, probabilmente è già nell’appartamento con la cugina ed i potenziali affittuari. Non importa. Lo scooter è sul cavalletto, io mi riparo sotto il portone di fronte ed aspetto. Anzi, no, colpisce la mia fantasia un negozio di pasta fresca, attraverso di corsa la strada e compro tre abbondanti porzioni di ravioli ricotta e spinaci. Non solo, ci sono in mostra delle torte molto invitanti, ne prendo una al cioccolato, la cena sarà presto fatta, il mio compito è stato eseguito.

Riposta la spesa sotto la sella, indosso anche i pantaloni impermeabili perché la pioggia rinforza e mi predispongo all’attesa. Metto anche il casco per riparare la testa e non bagnarne l’interno. Gli occhi fissi sul portone inganno il tempo pensando a lei ed a noi due assieme. Non potrò chiederle perdono non appena tornate a casa, lo farò più tardi, in ginocchio davanti a lei, il collare alla gola, porgendole con le due mani sollevate, la testa bassa, il frustino o la spessa cinghia di cuoio; mi frusterà sul seno o sulle natiche? E’ tanto che non lo fa, lo desidero e lì, sotto la pioggia che scorre sulla mia corazza impermeabile, mi bagno in mezzo alle gambe e sento che i capezzoli diventano duri e cominciano addirittura a farmi male.

Sì, lei mi frusterà prima sulle tette e poi sul culo ed ogni volta la ringrazierò devotamente e chiederò: posso averne un altro, mia signora? E poi, avutone il permesso, a quattro zampe prenderò a leccare i piedini di lei che indosserà le chanel dal tacco alto e sottile, prima di rialzarmi in ginocchio e darle finalmente piacere con la lingua e con le labbra. Mi sembra di farlo,mi si piegano le ginocchia, ma ecco, nel buio e nella pioggia lei esce dal portone seguita dalla cugina e da una coppia che non conosco.

Più che vedere intuisco le strette di mano, i saluti e probabilmente il prossimo appuntamento per negoziare le clausole contrattuali, e finalmente lei attraversa la strada per raggiungere la moto con la cugina a ruota. Sotto la pioggia che si è fatta più leggera e sottile, con cautela, infilano i caschi poi un cenno di lei, la cugina prosegue e lei punta direttamente verso di me.

“Ero certa di trovarti qui. Vai avanti e aspettami in camera, e sii pronta a porgermi le tue scuse”.

Ma certo, vediamo quello che riesce a fare il mio scooter.

 

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