Obbiettivi – Quarta parte

di cristinadellamore

(La puntata precedente è qui)

Il mio astutissimo piano di concentrare le visite in poche ore è miseramente fallito. Per il ristorante è comunque troppo presto e non ho telefonato al commercialista. Un momento, non ho telefonato ma posso ancora farlo, qui e subito. Rinuncio ad un caffè del quale avrei voglia, in questo momento, un’occhiata al cielo che sta diventando nero – peccato – e chiamo.

Neanche una segretaria, un risponditore automatico: con una musichetta che non riconosco in sottofondo, una voce femminile molto sexy elenca le opzioni, per dichiarazioni dei redditi premere uno, per operazioni societarie premere due e così via, fino a premere nove per parlare con un operatore. L’operatore è una operatrice, fortissimo accento romano, roba da neorealismo, e poca elasticità. Non è preparata alla richiesta di parlare con il dottore, chissà in questo studio quanti sono, è quasi un’azienda, anzi, senza quasi. Ricordo che aveva comprato un piccolissimo gestionale per la fatturazione, buono per uno studio unipersonale: è chiaro perché abbia cambiato, purtroppo ha cambiato anche fornitore.

Me lo ricordavo, gentile, buon conversatore, una bella voce calda, ed anche il dottore ricordava me. Gli dico che sono sotto il suo studio e che vorrei parlargli, una questione di pochi minuti, se possibile. Lo colgo di sorpresa, me ne accorgo dall’istante di silenzio, e finalmente mi risponde, dice che va bene, ma solo pochi minuti.

Studio su due piani, mi sembra di essere in un legal thriller americano, gente in completo grigio e blu che si muove di buon passo, segretarie elegantissime, musica diffusa quasi a livello subliminale. L’ultima volta erano tre stanze polverose, un impiegato che rispondeva al telefono e contemporaneamente smanettava su un computer antiquato. Il dottore ha fatto il salto di qualità.

Il pistolotto che mi ero preparato non serve ovviamente più, devo improvvisare. Niente complimenti, ovviamente, e non c’è nemmeno bisogno di chiedere perché non ha più bisogno del nostro vecchio programmino per morti di fame; passo direttamente a spiegare come possiamo aiutarlo anche in questa sua nuova dimensione. A cominciare dal risponditore, ne abbiamo di migliori.

Il dottore – continuo a chiamarlo così – mi chiede scusa, prende il telefono e chiede il caffè; fa un cenno, io annuisco e ne chiede due, poi mi lascia continuare. In un attimo, e mi chiedo come è stato possibile, un lieve bussare alla porta, il profumo del caffè ed il borbottare di una moka, ed una brunetta che sembra sfiorare il soffitto, labbra rosse, occhi verdi, seno spettacolare, ci serve una bevanda spettacolare e sparisce con un sorriso ed un lieve ancheggiare sui tacchi alti.

Sulle labbra del dottore c’è una piega amara mentre mi ascolta educatamente. Mi lascia finire, in fondo non ho davvero impiegato più di dieci minuti; poi un sorriso di circostanza prima e durante la risposta: deve, ed il tono sottolinea la scelta del termine, utilizzare i programmi di una sconosciuta società emiliana, almeno sconosciuta per me, poi farò una verifica, ovviamente, ed è davvero un peccato non poter fare ancora affari con me.

Saluto e ringrazio, ringrazio e saluto, e quasi scappo via, mi trovo sul marciapiede proprio mentre comincia a piovere. Spero di fare in tempo ad arrivare in ufficio.

 

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