Obbiettivi – Terza parte

di cristinadellamore

(Segue da qui)

Allora, respirone, portatile con aperta la pagina giusta, e parto con la prima telefonata, approfittando che nell’open space di noi commerciali sono rimasta sola; i colleghi hanno appuntamenti, oggi, e chissà cosa stanno combinando.

Con gli avvocati, in realtà, non sai mai a che ora telefonare. Magari la mattina sono in tribunale, il pomeriggio ricevono i clienti o preparano le cause, capita spesso di trovarsi davanti un muro impenetrabile di segretarie ed impiegati. E non richiamano mai, a meno che tu non sia un cliente. Mi preparo quindi ad una lotta telefonica anche solo per parlare con la persona giusta, e l’adrenalina che mi sale va immediatamente sprecata, la segretaria mi saluta gentilmente (me la ricordo, una quarantenne elegante ed efficiente, e ancora mi chiedo perché faccia quel lavoro, non ha mai trovato di meglio?) e mi passa l’avvocato.

Non so se è la verità o per semplice buona educazione, ma è affabile ed educatissimo, mi dice addirittura che si ricorda di me; io mi ricordo di lui, un paio di anni fa mi era sembrato un giovane professionista rampante e molto concentrato sul lavoro, di bell’aspetto ma un po’ trasandato, forse perché ci eravamo incontrati nel tardo pomeriggio ed era stanco. Stamattina invece ha una voce squillante, mi fa anche un po’ di complimenti ed è sempre gradevole, ma bisogna dedicarsi al lavoro.

Sì, mi dice, si è trovato bene ma ora utilizza un sistema più a buon mercato e no, finalmente ha smesso di lavorare con le banche , e per fortuna, e insomma ha una mezz’ora libera, se posso arrivare da lui subito d’accordo, mi offre anche il caffè, altrimenti ha l’agenda piena di qui all’eternità. Ridicolo, non so cosa fa, non so quanto gli costa adesso l’IT dello studio, cosa ci vado a fare? Ma ci vado, sono pronta e carica.

Arrivo in dieci minuti, per fortuna siamo nel quartiere dei tribunali e degli studi legali, e vengo introdotta subito nel sancta sanctorum, uno studio un po’ polveroso, pareti ricoperte da librerie, scrivania di legno scuro piena di carte. Stretta di mano, l’avvocato è più stanco e stropicciato di quanto immaginassi, e sì che la giornata è appena iniziata, anche se rimane un bell’uomo.

Che mi stringe la mano, mi fa accomodare, fa qualcosa e subito la segretaria si presenta con il caffè, una grossa moka ancora borbottante. Quando si china per appoggiare il vassoio mi accorgo che non porta reggiseno e riempie molto bene la severa camicetta bianca abbottonata fino al collo, ma vedo anche una piega amara sulle labbra. C’è qualcosa che non va, e non capisco se sul lavoro o per quale altro motivo.

Insomma, il cronometro corre, io propongo il nuovo pacchetto per i professionisti, l’assistenza migliorata e gli sconti fedeltà, prezzo a scalare per gli anni successivi, fino al 50% in meno. E l’avvocato sorride amaro, alza una mano per fermarmi a due terzi del mio pistolotto e mi spiega che sta per chiudere, si fonde con uno studio più grosso, diventerà il trentesimo o quarantesimo socio sulla carta intestata, ha accettato di vedermi perché si ricordava di me ed aveva voglia di chiacchierare. E siccome nel nuovo studio si occuperà di organizzazione e di affari interni mi promette che mi richiamerà, magari riesce a far comprare i miei gestionali lì.

Esco un po’ rigida, dopo i saluti, e quando auguro il buongiorno alla segretaria lei non mi risponde: sta piangendo silenziosamente, è probabile che abbia perso il lavoro e che si stia chiedendo cosa farà il mese prossimo. Niente di buono, ho paura.

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