Trattative – Seconda parte

di cristinadellamore

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Siamo a casa nostra, ed io mangio la pizza tonda, morbida e dal cornicione alto, con le mani. Mi piace di più, e poi lei mi lecca le dita e poi passa a leccarmi anche tutto il resto. Ma stasera no. E’ una cena di lavoro.

“Io devo studiare come funzionano i contratti di affitto per questo tipo di attività, confesso che non ne ho idea. Non credo siano uguali a quelli ad uso abitativo”, dice lei tra un boccone e l’altro della sua semplicissima marinara. Sa che a me l’aglio non dà fastidio, quando la bacio, e se ne approfitta.

La cugina affetta e divora una margherita: fame nervosa o semplicemente fame? Ascolta con attenzione ed ogni tanto annuisce. Io invece sbocconcello senza particolare voglia la quattro stagioni che ho ordinato con eccessivo entusiasmo e nonostante l’occhiataccia che, sentendo la mia scelta, lei mi ha scoccato; adesso devo finirla, e poi ammettere che lei aveva ragione e chiederle scusa.

“Bisognerà anche verificare se questa è gente solvibile. Domani ci telefonano e fissiamo un appuntamento, ma appena sai di chi si tratta avvertimi”. E’ rivolto alla cugina che si schermisce e chiede se ci deve parlare per forza, se non può occuparsene lei, domani porta anche il suo telefono ed è fatta.

Sono perplessa: è casa sua, deve essere coinvolta ed assumersi le sue responsabilità. Magari ne parleremo con più calma, adesso lei sorride e risponde a tono: “Sono il tuo avvocato, allora? Però devi darmi le indicazioni di base, quanto vuoi chiedere di affitto, se magari vuoi lasciare loro mobili, biancheria, pentole e stoviglie, quanto sei disposta a vedere casa smontata e rimontata e così via”.

La cugina quasi sputa il boccone per chiedere cosa vuol dire. Sono perplessa anche io, stiamo parlando di una casa abbastanza grande, con un ingresso, un grande salotto e poi un corridoio che gira su se stesso e disimpegna la cucina, tra camere e due bagni: cosa significa smontarla e rimontarla?

“Devono piazzarci più gente possibile: al posto loro io farei due stanze al posto del salotto, lasciando un corridoio in mezzo, stiamo parlando di dieci posti letto”.  La cugina annuisce, io ci penso e mando giù un’oliva. Una delle stanze, così, sarebbe cieca, però.

“Hai avuto a che fare con gestori di bed and breakfast: pensi che una cosa del genere li spaventi?”, mi chiede lei un po’ retoricamente. In effetti no, da quello che ho visto; possibile che siano davvero tutti così? La cugina ha finito la pizza e beve un sorso di vino, lei neanche mi risponde.

“Vediamo, a questo puoi pensarci tu: fai una ricerca e vedi a quanto si affittano gli appartamenti nella tua zona, vai sui siti delle agenzie immobiliari. Poi dovremmo verificare quando ti costerà pagare IMU e TARI su una casa affittata; e ovviamente per quello che riguarda le imposte sul reddito dovremo chiedere ad un commercialista se ti conviene scegliere la cedolare secca o, visto che non hai altri redditi, se magari è meglio la tassazione ordinaria. A questo ci penso io”. Raramente vedo lei così, me la immagino nello studio, a dominare una riunione, ad imporre con la forza del ragionamento, della preparazione e del carisma le ragioni del suo cliente e mi chiedo come sarebbe farle da segretaria e magari, da buona pornosegretaria, inginocchiarmi sotto la scrivania e servirla devotamente. Meglio di no, a parte farle l’amore non riuscirei a combinare niente.

 

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