Obbiettivi – Seconda parte

di cristinadellamore

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Per il ristorante è stato semplice. Ho sacrificato la pausa pranzo e ci sono passata davanti e sì, è ancora aperto, semivuoto, camerieri ciondolanti all’esterno tipo buttadentro e mi sembra di intravedere il padrone affannarsi tra l’uno e l’altro dei pochi tavoli occupati. Magari ci devo ripassare di sera per avere un quadro più esatto del giro di affari in questo periodo, è un giorno lavorativo e forse l’ora di pranzo è un po’ sacrificata. Mi riservo di parlarne con lei, mi dà sempre buoni consigli e mi fa venire ottime idee.

Terza ed ultima verifica, il commercialista. La targa sul portone c’è ancora, una verifica sulle pagine gialle on line e sul sito dell’Ordine mi conferma che ancora è iscritto all’albo, e quindi sia, si proceda.

“D’accordo, gli telefoni, saluti e precisamente cosa gli dici?”, mi chiede lei mentre cerchiamo di gustare l’insalata, indubbiamente salutare ma immangiabile per il poco condimento che accompagna le uova sode della cena. Alla cugina sembra addirittura piacere, ascolta, mangia e tra un boccone e l’altro sorride, beata lei.

Mi sono preparata un discorsetto di cui non vado fierissima e sono aperta a suggerimenti. Lo recito con voce impostata ma senza pause, per impedire all’interlocutore di interrompermi. La cugina quasi applaude ma io sono ben lontana da sentirmi Anna Magnani, in questo momento. E faccio bene, lei ci pensa su un po’ prima di parlare.

“Più naturale, non è un provino all’Accademia di Arte Drammatica. Però va bene come canovaccio, anche se dopo la prima frase dovrai improvvisare, secondo me, a seconda della risposta. Perché devi lasciarli rispondere, non sei un’operatrice di call center, in fondo vuoi solo un appuntamento”. Giusto.

Sorprendentemente parla anche la cugina, per dire che dovrei forse metterla un po’ di più sul personale, in fondo si tratta di persone che conosco. Non sono sicurissima che sia una buona idea, qui si parla di soldi, in fondo, e di lavoro; poi mi viene in mente una frase del Padrino, che dice più o meno che tutto è personale e allora sì, magari sempre dando del lei potrei chiamarli per nome.

No, questo no, ribatte la cugina mentre lei annuisce, è proprio un trucco da call center che è meglio evitare. Magari quasi sei lì puoi azzardare, a seconda dello sviluppo della conversazione, al telefono invece magari chiedi qualcosa che dimostri che ti ricordi bene di loro, tipo se c’è ancora quel bellissimo tavolo da riunioni, o se usano ancora quei piatti particolari, cose del genere, conclude. E poi incredibilmente arrossisce, e mi chiedo perché.

“Perché è intervenuta in una conversazione di lavoro e lei si sente ancora una ragazzina, cosa che ovviamente non è”, mi dice poi lei, prima di addormentarsi tra le mie braccia. Io la accarezzo sul filo della schiena e si addormenta un istante prima di me.

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