Trattative – Prima parte

di cristinadellamore

Torno a casa e trovo lei che sta parlando al telefono. Mi è comunque venuta incontro, mi ha comunque baciata e scompigliato affettuosamente i capelli. Io ho risposto al bacio allontanandomi con un certo rimpianto per accorgermi solo in quel momento che non è il suo telefono quello che sta usando, ma quello della cugina, che è dietro di lei con l’espressione intenta e preoccupata. Mi saluta comunque, sempre educatissima, muovendo però solo le labbra: la telefonata deve essere davvero importante.

Faccio in tempo a togliermi le scarpe e la giacca quando lei mi raggiunge in camera, mi abbraccia di nuovo, di nuovo mi bacia, stavolta come si deve, ed è lei a staccarsi per prima. Mi cambio in fretta sotto i suoi occhi innamorati, lei mi guarda e sorride ma non mi racconta niente: non importa, vederla così mentre mi libero di gonna, camicetta, calze e mutandine è bellissimo. Quando tolgo il reggiseno ho i capezzoli dritti e mi accorgo che lei vorrebbe allungare le mani ma si trattiene e finalmente mi dice qualcosa.

“Stasera consiglio di guerra, ordiniamo la pizza e parliamo, ci sono novità”. Mi sta benissimo, infilo la maglietta XXL e scappo in bagno, chiedendomi di cosa mai dobbiamo parlare.

Dopo le necessarie abluzioni cui ho aggiunto una nuova spruzzata di profumo come per un ripensamento sediamo nello studio e vengo messa al corrente delle novità.

Insomma, una telefonata dal portiere della cugina, che tiene fede al suo ruolo di sapere tutto di tutti; si è presentata, tramite il portiere del palazzo di fronte, una signora interessata a prendere in affitto l’appartamento per farci, indovinate un po’, un bed and breakfast. Io annuisco solennemente, un po’ perplessa ed un po’ soprappensiero, perché mi sono accorta che lei è come me senza reggiseno e, come me, ha i capezzoli gradevolmente eretti e sporgenti addirittura dal cotone più pesante della felpa che indossa abbinata ai vecchi jeans quasi bianchi ed un po’ larghi.

“La prima domanda che dobbiamo farci è: davvero vuoi lasciare quella casa?”, mi richiama all’ordine lei rivolgendosi alla cugina. E lei risponde sì, non ci posso tornare, non me la sento, magari mi trovo una stanza vicino all’università, che ne dite? E immediatamente arrossisce, si rende conto di aver fatto una gaffe.

“Questo non è all’ordine del giorno”, dichiara seriamente lei. E’ il modo migliore di chiudere la questione, abbiamo capito che lei non è certamente stufa di stare qui, ma pensa di non poter più approfittare della nostra ospitalità; magari ci penserò io, in separata sede, a spiegarle che anche lei, ormai, fa parte della famiglia.

“In questo caso”, riprende lei, “o trovi un inquilino o vendi. Ma una volta che hai venduto, cosa fai dei soldi? Oggi come oggi c’è poco spazio per investire”. Questo lo so anch’io: tassi di interesse bassi, rendimenti sottozero, rischio di perdite in conto capitale quando i tassi risaliranno. Affittare, almeno per il momento, potrebbe essere una soluzione, almeno temporanea.

Siamo tutte d’accordo su questo, quindi la prima conclusione è che sì, questa potrebbe essere un’occasione. Facciamo una pausa per telefonare in pizzeria e stappare una bottiglia del vino di Gragnano che sulla pizza sta così bene; io n approfitto anche per strusciarmi un po’ contro di lei e ne ho in premio un bacio, lì in piedi nella piccola cucina, che in genere è riservato a momenti più intimi. E’ sempre bellissimo sentire che lei mi desidera come io desidero lei.

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