Controindicazioni

di cristinadellamore

Il cliente mi guarda le tette; d’accordo, non è una cosa nuova, ma almeno mi aspetto che presti anche un orecchio alla mia presentazione. Invece no, guarda con gli occhi sbarrati, come se non avesse mai visto un seno prima.

Passo indietro. Siamo in un palazzetto tutto vetro e acciaio, a due passi da casa, con vista sul laghetto e sul palazzone dell’azienda petrolifera di Stato. Ultimo piano, ufficio dirigenziale di altissimo livello guardato a vista da segretarie che potrebbero essere modelle (o forse lo sono state, chi lo sa), tutte dal metro e ottanta in su, tutte dalla taglia quarantadue in giù, e dentro un trentenne bello ed elegantissimo e presumibilmente ricco visto che è presidente, direttore generale e maggiore azionista, come abbiamo verificato con gli amministrativi, dell’azienda che occupa due piani di questo palazzo. Insomma non si spiega il suo comportamento, è proprio il tipo davanti la cui porta le donne farebbero la fila per dargliela.

Altro passo indietro. Stamattina, visto che siamo vicini di casa, non sono andata in ufficio ed ho goduto di un po’ di sonno in più. Non solo, confesso: lei mi ha portato il caffè a letto e lo abbiamo lasciato raffreddare il tempo di una sveltina, di quelle che mi lasciano senza fiato dall’inizio alla fine. Non solo, mi tengono di buonumore per tutto il giorno.

Fine dei flashback. Sono di nuovo qui, tavolone di cristallo da riunioni al vertice, poltroncine in pelle morbidissima, aria condizionata appena profumata, e continuo come posso la presentazione di una novità assoluta della quale non sono convintissima, un gestore di tesoreria che emula quello messo a disposizione dalle banche. Niente Power Point, ma un video che scorre sullo schermo del portatile, e maledizione a lui e a chi mi ci ha mandata, il cliente non è affatto interessato. E sì che per avere questo appuntamento altro che un incontro Obama-Putin, ci ho lavorato un mese.

Arrivo alla fine, mi asciugo metaforicamente il sudore dalla fronte e mi lecco le labbra che sento secche sotto il mio rossetto preferito. E’ il momento del ci sono domande?, che sto per declinare più elegantemente in un ci sono punti che vorrebbe approfondire? ma non faccio in tempo. Il cliente finalmente mi guarda negli occhi e parla.

Va bene, dice, lo prendo, e poi vorrei vedere anche i vostri gestionali. Non faccio in tempo a tirare un sospiro di sollievo, mi porge un foglio di carta pesante ed una enorme stilografica, uguale a quella che a volte usa lei ed era di suo padre, e mi chiede se per favore posso scrivergli marche e colori del trucco che ho addosso.

Sorride imbarazzato e conclude che sua moglie starebbe benissimo, truccata come me. A me però, mentre disciplinatamente scrivo, viene un dubbio. Forse viene anche a voi, se ci pensate.

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