Distrazione

di cristinadellamore

Giornata fuori stagione, dopo il viaggio con le ceneri della zia nel portabagagli, la consegna nella tomba di famiglia nel piccolo cimitero e la scelta della lapide. Se ne è occupata lei, la cugina è di nuovo assente, si guarda attorno e vede cose che non ci sono.

Allora cucina, il ragù, visto che qui fa abbastanza fresco da dover accendere il riscaldamento e dormire con le coperte, e chissà come si sente, di notte, la cugina nell’altra stanza, quella enorme, in fondo alla casa, che era dei nonni di lei.

Per preparare il ragù, in genere io indosso solo un grembiule: il sugo di pomodoro schizza da tutte le parti, anche quando bolle lentissimamente mentre la cipolla si consuma per ispessire la salsa e la carne cede il suo sapore in una specie di abbraccio. Ma questo è riservato a quando sono sola con lei, oggi non è possibile. In cucina fa caldo, quindi maglia a maniche lunghe e jeans, roba fuori moda che teniamo qui per le emergenze, e nessuno dica che questa non la è.

Lei ha preso come sempre il controllo della situazione, ha messo la cugina a pelare un chilo di cipolle comprate ieri al mercato, mentre io mi occupavo della carne. Niente salsicce, facciamo gli involtini, con le fette di manzo arrotolate attorno ad un cuore di aglio, prezzemolo e pancetta. L’aglio è veramente ruspante, si sente un odore forte e stuzzicante che mi resta a lungo sulle dite, e lei si trattiene a fatica dal leccarle prima di baciarmi, mentre le cipolle sono gentili e la cugina non piange.

Lei si è riservata il lavoro di concetto: dosa l’olio, lascia consumare le cipolle, alza la fiamma per far rapidamente rosolare la carne che bagna con il vino bianco; attende infine che l’alcol evapori e aggiunge il pomodoro e l’acqua, porta a bollore il tutto e finalmente abbassa la fiamma ed incoperchia. Abbiamo almeno un’ora prima di doverci nuovamente occupare della cottura, il tempo perché la carne cuocia e diventi tenera, e ne approfittiamo per parlare con il parroco. Troppo occupato per poter dire una messa per la zia in tempi brevi, peccato, ma ci promette di passare al cimitero per una benedizione: noi non ci crediamo ma la zia sì, non può fare che del bene.

“Lo diceva anche Blaise Pascal, sai?”, mi dice lei. Non ho idea di cosa stia parlando, sono davvero una ragazzina ignorante, lei me lo spiega in due parole rinviandomi alle successive ricerche su Google, ed è il momento di togliere dal pentolone la carne. La cugina è interessata più alla cottura che alla filosofia e sì, la forchetta penetra come nel burro nella “braciola”, per dirlo alla napoletana, il tempo è quello giusto.

In attesa della fine della cottura, almeno tutto il resto della mattinata, se fossimo sole ci faremmo due coccole, o forse anche di più. Io lo penso e so che lei sa che lo sto pensando, e capisco che ne ha voglia anche lei, ma niente da fare; la cugina richiede la nostra attenzione, facciamo programmi, organizziamo il ritorno e decidiamo le prossime mosse (iscrizione all’Università, penultimo anno, e scelta della tesi, e sì, lei la aiuterà, che domande, e le alleggeriremo i turni di pulizie in casa, avrà bisogno di tempo per studiare). Sono stupidaggini, ma adesso fa parte della famiglia, e vogliamo farglielo sentire.

Lei ovviamente aveva previsto tutto, per come guida la conversazione ed ha tutte le risposte, deve essere anche questa una cosa che si impara studiando Giurisprudenza, ed in effetti ho letto in un legal thriller che un avvocato non deve mai porre ad un testimone una domanda di cui non conosca la risposta. Probabilmente la stessa regola vale anche nei tribunali italiani. Comunque poco manca che la cugina prenda appunti, semisdraiata su una vecchia poltrona rivestita di velluto che ha visto tempi migliori e che sì, dovremmo proprio far restaurare o sostituire. Troppo attenta, finalmente, ad ascoltare lei che prende le decisioni non bada alla gonna che le è risalita molto in alto e fuggevolmente noto che ha proprio della belle gambe, dovremo fare due chiacchiere anche sulla sua vita sessuale.

E finalmente è il momento di mangiare, la pasta è al dente, e mentre la mangiamo dobbiamo gentilmente riscaldare la carne. Tocca a me rimetterla nella pentola con il resto del sugo, ed ecco che faccio bingo, un gra schizzo, macchie di pomodoro dappertutto, anche sulla maglietta.

“Non toglierla, così penserai fino a stasera che dovrai pagare pegno”, mi sussurra lei all’orecchio. Giusto, non è forse l’attesa della meritata punizione una punizione essa stessa?

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