Trasferimenti

di cristinadellamore

Lei ha tirato fuori una valigia enorme che non avevo mai visto, la ha considerata, poi ha fatto per rimetterla a posto, in fondo all’armadio nell’ingresso. Certo, dobbiamo andare a recuperare vestiti, biancheria, libri e tutto il resto, per un po’ la cugina starà da noi, ma non possiamo certamente caricarci una cosa del genere sulla sua moto o sul mio scooter, e nemmeno nel piccolo portabagagli delle macchinette bianche e blu del car sharing.

In realtà mi sto chiedendo da ieri, quando ne abbiamo parlato, se sia una buona idea: per la cugina ed anche per lei, intendo, andare a frugare nella casa in cui ha vissuto da quando è nata assieme alla madre. Tra l’altro oggi piove e fa caldo, pessima combinazione da aggiungere al traffico da fine settimana di settembre con tutti i romani in giro alla ricerca di divertimento. Già adesso, con maglietta, shorts e converse sto sudando, figuriamoci quando dovremo svuotare gli armadi.

Ci guardiamo, e mi accorgo che lei è indecisa e perplessa, e non capita spesso. Forse lì potremo trovare una valigia, e magari un tassì, suggerisco; lei scuote la testa, non sembra convinta e non riesce a trovare la soluzione. Ho voglia di baciarla e dirle che va tutto bene, pallida e fragile, tutta in blu, maglietta e jeans: purtroppo non è vero, le occhiaie che rendono ancora più profondi i suoi occhi scuri lo dimostrano, facciamo finta di vivere come al solito ma dentro di lei qualcosa per il momento si è rotto ed io non sono in grado di ripararlo.

“Ci servirebbe una macchina”, conclude lei. Giusto, allora telefoniamo a suo fratello, magari possiamo risolvere in fretta, mi viene in mente, ma prima che possa suggerirlo arriva la cugina. Niente più vestiti in prestito da lei, ha messo l’abito scuro che aveva il giorno del funerale e le scarpe con un po’ di tacco, sembra invecchiata ma è seria e determinata, e insomma ci spiega che sotto casa c’è la macchina, lei non ha la patente ma sa dove sono le chiavi, e ovviamente ci sono tutte le valige che possono servire.

Lei guarda l’orologio, forse un gesto per prendere tempo, prima di rispondere: “E sia, allora andiamo con l’autobus, e prima di tornare a casa ci fermiamo a mangiare da quelle parti, c’è una trattoria niente male, solo che bisogna prenotare ed io non ho il numero”. Nessun problema, ce l’ha la cugina, ed anche se una corsa di dieci chilometri in autobus non è il massimo è comunque il modo di stare assieme, lei ed io. Anzi, io spero che sia pieno, una buona scusa per premermi contro di lei e farle sentire quanto la amo.

 

Annunci