Chilometri

di cristinadellamore

Anche se fa ancora parecchio caldo, ci accorgiamo che l’estate sta finendo perché il reparto frutta dei supermercati di cui siamo clienti presentano una offerta un po’ particolare. Sono sparite le pesche tabacchiera che abbiamo mangiato da giugno, le nettarine sono a prezzi di saldo, e finalmente, scomparse da tempo le albicocche, c’è l’uva e ci sono le prugne, di ogni tipo e colore.

Ci offriamo un grappolo d’uva con moderazione: lei dice che è troppo zuccherina, così come i fichi. Insomma, è il momento delle prugne, rosse, gialle e verdi, bellissime a vedersi ma che non sempre mantengono le promesse.

E finalmente, una volta che mi trovo a far la spesa da sola, nel piccolo supermercato dai grandi prezzi, sotto gli occhi sorridenti della ragazza con la coda di cavallo, mi lascio tentare da una confezione da mezzo chilo. Piccole, da mangiare in un solo morso stando attente al nocciolo, di un verde opaco, ed a buon prezzo; aggiudicate.

Poi arrivo a casa, con l’aiuto di lei metto a posto e mi prendo una pacca sul sedere, forte, quasi uno sculaccione. Lei sorride davanti alla mia espressione tra il sorpreso e l’indignato, in giro per casa c’è la cugina e poi in genere mi avverte quando ha voglia di giocare alla Padrona.

“Scusa, mi è scappato, Guarda bene che frutta hai comprato”.

Leggo e rido con lei. Prugne Regina Claudia, e fin qui va bene, provenienza Turchia. Alla faccia del chilometro zero. Lei ne mette una in bocca e mi fa segno di prenderla e dividerla. E’ ottima, ma forse dipende al modo in cui l’ho gustata.

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