Routine

di cristinadellamore

Stasera siamo in tre.

Abbiamo trovato maglietta e calzoncini più o meno adatti e stamattina le abbiamo comprato le scarpette, e siamo uscite a correre con la cugina. Lei mi aveva avvertita, appena sveglia, stamattina, che non deve sentirsi un’ospite ma un membro della famiglia, e vedremo cosa potremo combinare per aiutarla a costruire una nuova vita. Quindi da qualche giorno la abbiamo inserita nei turni di servizio per le pulizie e ieri è stato anche il suo turno di stirare; sfortunata per il caldo umido dopo un temporale assurdo, bravissima e veloce, la zia la ha tirata su bene.

“In cucina ha ancora da imparare. La zia era bravissima, e soprattutto si divertiva: ho mangiato di tutto a casa sua, quando ero con papà e mamma, e tutto era sempre ottimo e curatissimo”, mi ha sussurrato lei dopo aver mandato giù una sogliola molto creativa, incredibilmente mezza bruciata e mezza cruda, ma per fortuna era surgelata.

La cugina è snella e tonica, fisicamente ricorda un po’ lei, con qualche centimetro in meno, ma non sappiamo quanto sia allenata. Ci siamo dette di andarci piano, e allora avanti, lei fa l’andatura, io chiudo la fila, la cugina in mezzo: il mio sacrificio, non guardarla da dietro e desiderarla ogni istante ed ogni passo, mi ha promesso lei, sarà ricompensato.

Abbiamo anche deciso di tornare alla nostra vecchia ora di corsa, tagliando gli ultimi trenta minuti: non vogliamo certamente metterla in difficoltà. Quindi via, sul vecchio itinerario fino al Colosseo Quadrato e poi ritorno, visto che è sera ci sarà un lungo tratto col sole basso negli occhi e forse non è il giorno giusto per fare una prova, c’è una umidità spaventosa, ho voglia di procurarmi un paio di branchie già dopo dieci minuti.

Colpo di clacson e quasi perdo il passo: certo, i cretini sono ovunque, sgommata e colpo di gas ed una di quelle utilitarie che costano come una fuoriserie ci sfiora e schizza via. Approvazione, immagino, comunque non gradita; però ho rotto il fiato e mi sento meglio. La cugina tiene il passo senza apparenti problemi, ma siamo quasi al livello di una passeggiata; meglio così.

Passiamo davanti alle tende del mercatino. Giusto, ormai è settembre, hanno riaperto, domani mattina magari ci andiamo, e poi bisognerà controllare l’università, vedere se magari è possibile trasferirla per quest’anno a Roma Tre, a due passi da casa; lei mi ha già detto che si è già informata, e comunque anche la Sapienza, lì dove è iscritta, non è poi così scomoda rispetto a dove siamo noi.

Mentre penso e mi preoccupo resto indietro. Lei ha allungato il passo ed io non me ne sono accorta. Recupero, mi guardo attorno e mi rendo conto che è il momento di darle il cambio. Mi accorgo anche che la cugina corre bene, con passo leggero e minimo sforzo, senza scomporre le spalle.  Non ha le mie curve, e questo certamente la aiuta.

Faccio per passare in testa e invece è proprio la cugina a mettere la freccia e, senza apparente difficoltà, a scavalcare lei ed a prendere il comando del nostro gruppetto. Giusto, lei mi ha fatto segno ma adesso siamo in tre, e intanto capisco che lei non ha fatto segno a me ma proprio alla cugina.

La quale cugina invece di girare e puntare verso casa tira dritto: va bene, ha voglia di muoversi. Però stiamo andando verso la Colombo, piena di macchine e di gas di scarico.

Non importa. Lei è finalmente davanti a me e posso vederla bene. E’ un caso o oggi ha messo i calzoncini più aderenti che ha? Secondo me no, e domani ne comprerò un paio nuovo di una misura troppo piccoli, vediamo chi vince.

Stiamo andando più veloci e mi sta bene, mi concentro sul gioco dei muscoli sui polpacci di lei e cerco come sempre di imitare il suo passo; come sempre non ci riesco ma lei mi ha spiegato che è normale, peso cinque chili di più, e non mi accorgo che abbiamo infilato una serie di strade secondarie un po’ più fresche perché all’ombra.

Lei ha dato un’occhiata all’orologio, o almeno credo, e mi fa un cenno. Devo passare in testa e riportarci a casa, e non è facile. Sono davvero al limite, anche per colpa di quei tre o quattro giorni in cui abbiamo saltato la nostra corsa. Con un po’ di fatica accelero, affianco e poi supero la cugina e prendo la strada più breve. Negli ultimi cinquanta metri mi viene un pensiero orribile: non dovremo fare la doccia in tre?

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