Spiegazioni – Quinta parte

di cristinadellamore

Segue da qui

Telo da mare in mancanza dell’accappatoio, saponetta nuova e maglietta XL tirata fuori dal cassetto con ancora le pieghe della stiratura. La cugina ringrazia e si infila nel bagno, io vorrei dire qualcosa e lei mi tappa la bocca con la sua. Come sempre al suo bacio io mi sciolgo, la abbraccio, la stringo, vorrei entrare dentro di lei e farla entrare dentro di me, qui ed ora. Lei mi tiene per i capelli, i denti contro i miei, la lingua che mi fruga fino in fondo alla gola, una mano che stringe il seno.

Non mi toccava da quando abbiamo avuto la notizia.

“Ti voglio ma dobbiamo aspettare ancora un po’, amore”, mi dice quando finalmente stacca le labbra dalle mie; ancora mi tiene stretta come se avesse paura che possa scappare ma ovviamente non ne ho la minima intenzione. Non ho bisogno di parlare, fissandomi negli occhi mi prende un capezzolo tra due dita, attraverso la stoffa, e stringe. Forte.

“E adesso basta”, dice mentre mi lascia e fa due passi indietro. E’ il momento giusto, in fondo al corridoio compare la cugina sommariamente avvolta nell’asciugamano da spiaggia, scivola con i piedi bagnati sul marmo che tiriamo a cera una volta a settimana, recupera l’equilibrio e si ferma ad un palmo da noi.

“Certo, non ti lasciamo sola”. Lei ha risposto prima ancora che venisse formulata la domanda, e la mettiamo letteralmente a letto, lei la asciuga come si deve, io le infilo la maglietta sul corpo magro e le rimbocco il lenzuolo, le prendiamo le mani e ci accomodiamo come possiamo, nella stanza in penombra e quasi fresca visto che è esposta a nord e non ci batte mai il sole.

Non è un’attesa lunga. Anzi, è brevissima; la cugina chiude gli occhi, le dita si distendono, il respiro si fa più profondo. Mi sbaglio c’è una specie di sorriso sulle sue labbra?

Lei si china per sfiorarle la fronte con un bacio, un gesto molto materno che a volte ha riservato anche a me, e conclude il movimento alzandosi elegantemente e senza sforzo. Il letto nemmeno si muove; io provo ad imitarla e quasi cado addosso alla nostra ospite che dorme, ora, beatamente e sembra molto giovane.

Faccio per chiudermi la porta alle spalle e lei fa segno di no; anzi, lascia accesa la luce nel corridoio. Non ha bisogno di spiegarmelo: la cugina si sveglia in una stanza sconosciuta, in una casa estranea, è giusto.

Di nuovo la mano di lei su di me, di nuovo mi prende per i capelli e mi parla, le labbra sulle mie: “Dovremo fare piano, amore. Ti lego e ti imbavaglio, poi tu lo farai a me”.

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