Spiegazioni – Seconda parte

di cristinadellamore

Bisognerà anche apparecchiare, considero mentre sciorino sul piccolo tavolo della nostra piccola cucina gli ingredienti e poi mi alzo sulla punta dei piedi per prendere il pentolone per la cottura della pasta.

“Ci pensiamo noi, si mangia di là”. Non la ho sentita arrivare, con l’acqua che scroscia, senza voltarmi accetto una sua carezza sulla guancia e mi strofino contro la sua mano. Lei non si muove, mi lascia fare. Penso improvvisamente che abbiamo una testimone, e sei lei ha fatto questa mossa c’è una ragione.

“Scegli tu il vino, amore”, mi dice lasciandomi al lavoro. Mi volto appena, con la coda dell’occhio mi accorgo che lei ha scelto canotta e shorts ed ha prestato alla cugina una maglietta un po’ scollata e quella gonna jeans sotto la quale adoro infilare la mano quando la indossa per me, senza nient’altro che il suo odore ed il suo desiderio. La quale cugina è una falsa magra, vedo, riempie fin troppo bene sia il cotone leggero che la tela più pesante. Strano, non me ne ero mai accorta prima.

Poi mi concentro e nella zuppiera preparo il condimento. Mi pungo anche con le spine delle acciughe, proprio sotto l’unghia. Lei in caso di piccoli incidenti mi bacia e lecca dove mi fa male e passa subito tutto. Faccio da sola: lei ha le sue ragioni, evidentemente, e mi sembra che abbia già fatto una buona parte del lavoro.

L’acqua comincia a bollire e l’atmosfera diventa irrespirabile: è tutto pronto, manca il vino. Decido per uno dei rari bianchi piemontesi e porto la bottiglia “di là”, ovvero nel soggiorno-studio con il suo tavolo da quattro. Però non è lì che mangeremo, lei ha scelto la sala da pranzo delle grandi occasioni, tovaglia bianca e piatti Vecchio Ginori dei genitori, c’è anche il secchiello argentato per tenere il vino in fresco, quello tecnologico che funziona senza ghiaccio.

“Ottima scelta, amore, dammi pure, ci penso io. Pasta al dente, mi raccomando, abbiamo un’ospite napoletana”. La cugina sta tormentando l’orlo fatto a mano di un tovagliolo e mi chiedo come abbia fatto a sistemare i piatti di cui lei e fiera e gelosissima, regalo di matrimonio dei genitori. E’ sempre pallida e gli occhi sono di nuovo un po’ opachi, ci sarà ancora da lavorare.

Lei mi guarda, incrocio di occhi: d’accordo, quello che è accaduto in metro me lo spiegherà, per adesso facciamo finta di niente, proviamo a farci compagnia e per qualche ora a dimenticare quella donna che si sta spegnendo su un letto a venti chilometri da qui, che ancora ci riconosce ma che pensa sia appena passata pasqua e non ferragosto.

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