Fortune

di cristinadellamore

In realtà io sarei ancora in ferie, ed ho tutto il diritto di tenere spento il telefonino aziendale. Peccato che il capo mi chiami su quello personale, e accidenti a me quando mi sono lasciata fregare ed ho lasciato il numero in ufficio.

Insomma, c’è una specie di emergenza, sono l’unica commerciale in città ed è arrivata una richiesta che non possiamo rifiutare, quindi devo mollare quello che sto facendo e correre dal cliente che reclama la nostra presenza, ci sarà anche un nerd della produzione, tanto si tratta di gente sociopatica che non va mai in vacanza.

D’accordo, farò un po’ di storie lunedì, quanto torneremo in ufficio, ma adesso sono addirittura incuriosita. Lei è appena tornata dalla visita alla zia, riesce a farsi una risata e mi dà la sua benedizione, io metto il tailleur di lino più leggero che ho, tradisco gli stiletti per più pratici sandali con il mezzo tacco che sono tornati di moda, prendo il pc ed il telefonino aziendale e vie, senza neanche mettermi il rossetto.

Fa abbastanza caldo e Roma non è più tanto vuota; le mappe sul mio telefonino mi hanno indicato un viaggio di oltre venti chilometri verso lidi sconosciuti, ed il primo tratto, guarda combinazione, è quello che percorro ogni giorno da quando ci siamo dedicate alla zia. Si va comunque abbastanza bene, non voglio pensare al traffico che esploderà di nuovo già dalla settimana prossima.

Affronto il tratto in galleria della tangenziale. Per fortuna è tornata l’illuminazione, per un paio di giorni abbiamo viaggiato per due o tre chilometri nel buio più completo. Per abitudine rallento e sfioro il bottone che solleva la visiera parasole; ancora per fortuna, non c’è traffico.

Due o tre curve e poi vedo auto ferme a bloccare il passaggio. Poche, per fortuna, e per fortuna, un’altra volta, sto andando davvero piano. Sfioro i freni e l’anteriore dello scooter se ne va per conto suo, la sella mi balla sotto come tarantolata, l’unica cosa da fare è mollare tutto e lasciar andare, e infatti recupero l’assetto e riesco anche a fermarmi senza tamponare nessuno. Dietro di me un colpetto di clacson, c’è un altro scooter che mi invita ad andare avanti ma io mi fermo, metto i piedi a terra ed assorbo la paura retrospettiva, cuore in gola e fiato corto.

Mi guardo attorno, c’è una moto su un fianco, un bauletto volato ad una decina di metri, ed un uomo seduto per terra, una donna china su di lui lo abbraccia: quasi una Pietà metropolitana. Un ultimo respiro e riparto.

Arrivo anche puntuale all’appuntamento: peccato che sia tempo perso, il cliente ci tiene due ore ad aspettare, poi ci liquida dicendo che oggi non ha tempo, è solo e ci sono tante cose da fare, ci richiamerà.

Io non risponderò.

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