Ricerche

di cristinadellamore

Dalla piccola cucina l’inconfondibile rumore di porcellana infranta accompagnato da un moccolo a mezza bocca sovrasta il borbottio del televisore; io lascio lì dove mi trovo tovaglia e tovaglioli e mi precipito: si è tagliata? Speriamo di no.

“Ho rotto un piatto, amore, dovrò fare penitenza”, dice lei, pallida e con un cerchio bianco attorno alle labbra. Sono i piatti della ditta lussemburghese che i suoi genitori ebbero in regalo al loro matrimonio, ho curiosato e per poco non mi è venuto un colpo quando ho visto i prezzi.

È già china a recuperare i cocci ed io mi mordo le labbra, vedo le sue dita sottili sfiorare i bordi affilati ed ho paura che si tagli. Le dico di aspettare, prendiamo ramazza e paletta, ma fa tutto da sola, in fretta e con precisione. C’è qualcosa che non va, però.

“Adesso si sono accorti che c’è gente che vive per strada”, dice indicando vagamente la televisione, ancora sintonizzata sul telegiornale regionale, “hanno fatto un giro per Roma Nord, tipo Parioli e Nomentano, ed hanno infilato una bella serie di banalità”. Insomma, noi ce ne eravamo accorte da un pezzo. In centro, ed anche qui attorno, vicino casa nostra. Queste cose, ormai lo so, le fanno male e la colpiscono profondamente, soprattutto perché si sente inadeguata.

“Lo so, amore, non posso salvare l’umanità intera. Cosa possiamo fare, di concreto, tu ed io, per chi vive sotto i portici piacentiniani di piazzale delle Nazioni Unite?”. Ovviamente non lo so. Ci passo davanti in moto e non ci passerei a piedi, per la verità, in nessun momento della giornata. Magari una donazione alla Caritas o qualcosa del genere?

“Tipo mensa dei poveri? Non credo che basti, e non dovrebbe essere un modo per scaricarci la coscienza. Ci devo dormire sopra. Intanto, pensa alla mia penitenza, io preparo la cena, è ora”. Ci penserò, e cancelleremo per un momento quelle brutte immagini. Parola d’onore.

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