Richieste

di cristinadellamore

Torno a casa e per una volta lei non mi viene incontro sulla porta per abbracciarmi e baciarmi. È alla piccola scrivania, il capo sulle carte, può essere che non mi abbia sentita. Mi sente quando sono a due passi da lei: inutile, non riesco mai a coglierla di sorpresa.

“Ho sentito il tuo profumo, amore”, dice senza voltarsi, “dammi un bacio e prenditela comoda, stasera preparo io, si mangia un po’ più tardi in sala da pranzo”. So che le piace e piace anche a me, deposito un bacio sulla suo nuca scoperta, stringo un po’ i denti, passo la lingua sui piccoli segni che ho appena lasciato. In cambio la sento tremare: come sempre capita, tremo anche io.

Prendermela comoda: è una parola, vorrei che mi insaponasse la schiena, come a volte fa quando io torno dall’ufficio e lei è rimasta a lavorare a casa, vorrei guardarla negli occhi mentre mi vede nuda e spiare il suo desiderio ogni volta più forte, vorrei rifiutarmi per gioco, appena un attimo, a poi arrendermi alla sua voglia di me. Ne faccio a meno, ma non posso fare a meno di chiedermi cosa stia combinando. Ha anche trovato il tempo di infilarsi in camera da letto e farmi trovare pronto il vestitino estivo che mi piace tanto, corto, senza maniche e accollato davanti con una scollatura a v sulla schiena, con la gonna a piegoline . Ci sono anche le decolté lucide con la suola rossa riservate alle grandissime occasioni, e divento ancora più curiosa, mi tremano le mani mentre spruzzo un po’ di profumo e quasi me lo mando negli occhi.

Prendermela comoda: un po’ di ombretto, allora, quello che ha trovato lei non so come ed è perfettamente in tinta con i miei occhi, ci penso e lascio perdere il rossetto, poi ci ripenso e lo metto, e sono finalmente pronta.

Lei ha indossato il lungo abito di maglina che copre senza nascondere ogni centimetro del suo corpo perfetto, le arriva alle caviglie ed ha due lunghi spacchi che arrivano molto in alto. È più bassa di me stasera, ha messo i sandali piatti con i lacci di cuoio che salgono fin quasi al ginocchio e porta un braccialetto che non mi sembra di aver mai visto sopra il gomito; una volta mi ha spiegato che braccialetto e sandali vanno assieme, entrambi sono “alla schiava“, qualunque cosa significhi.

Tavola apparecchiata con grande cura, c’è addirittura il secchiello col ghiaccio dal quale spunta una bottiglia importante.

“Questa è una serata importante, amore. Sogliole alla ginevrina e falanghina”. E sia, buon appetito, adoro i filetti di sogliola cotti con funghi porcini, burro e cognac, e sono così incuriosita che non tengo il conto di quante volte lei mi riempie il bicchiere. Risultato, piatto di portata e bottiglia si svuotano ed a me gira un po’ la testa.

Lei mi mette davanti un mezzo melone svuotato e riempito da una macedonia di frutta di stagione e finalmente, dopo un sorriso un po’ imbarazzato, chissà perché, mi spiega.

“Sono usciti i decreti attuativi della legge, amore. In teoria già domani possiamo fare le pubblicazioni”. Mi passa immediatamente la piccola sbronza, mi viene un brivido e mi copro di sudore. Apro la bocca senza riuscire a dire niente.

“Quindi te lo chiedo di nuovo, amore: lo facciamo? Vuoi sposarmi?”, e mi sembra di stare per piangere.

“Che poi ho letto la formula, sembra più uno scongiuro, e comunque noi non possiamo dire niente, dirà tutto l’ufficiale di stato civile“, continua prima che io riesca a dire qualcosa, e fa una smorfia prima di concludere: “Deve sembrare tutto tranne che un matrimonio, a chi ha scritto ‘sta roba io bloccherei la categoria lesbo su Youporn”. Provo a dire qualcosa e mi esce una specie di lamento, mi schiarisco la gola come posso e riesco ad articolare un sì.

“È sempre un momento difficile quando fai una domanda come questa, amore. Io mi occuperò di tutto il resto, tu dovrai pensare ai vestiti”. Suggerirò qualcosa di facile da togliere: la prima cosa che farò da sposata sarà l’amore con mia moglie e non vorrò aspettare neanche un secondo più del necessario.

 

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