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di cristinadellamore

Il sorridente portinaio filippino mi consegna una busta dall’aspetto ufficiale. Tra chiavi, borsetta, computer e busta della spesa non posso aprirla lì dove sono, lo faccio dopo aver aperto la porta di casa, baciato lei che mi è corsa incontro con addosso solo la canotta che le arriva appena all’inguine e posato una parte del mio carico.

Insomma, nella busta dall’aspetto ufficiale non c’è, come temevo, una multa, ma semplicemente la convocazione al Commissariato per comunicazioni che mi riguardano. Hai voglia ad avere la coscienza pulita, è sempre qualcosa di inquietante. Passo il foglio a lei che lo squadra con occhio clinico, lo legge, lo rilegge e lo rigira prima di prendere la decisione.

“Bene, siamo ancora in tempo, io mi vesto, tu vatti a lavare le mani, e andiamo subito”. Certo, andiamo. Non ne avrei mai dubitato, viene con me, forse ho bisogno di un avvocato, certamente ho bisogno di lei.

Programma saltato, mi auguravo di poter fare una doccia, di farmi coccolare un po’ sulla poltrona e godermi una serata casalinga. Invece lei sfila sì con gesto sicuro la canotta, ma invece di venirmi incontro si infila in camera da letto lasciandomi la priorità in bagno.

Faccio più in fretta che posso, considero per un attimo di cambiare almeno le scarpe ma lascio perdere, mi ripasso rapidamente il rossetto e decido di essere pronta. Trovo lei con addosso reggiseno e mutandine di cotone bianco, da bambina quasi, e sta infilando una gonnellina blu a pieghe cui in genere abbina camicetta bianca e sandali bassi; col mio vestito corto sopra il ginocchio, accollato davanti e scollato dietro, collezione dell’anno scorso ma ancora portabilissimo e quasi nuovo, forse sono un po’ esagerata.

Non importa, lei nasconde il reggiseno con la camicetta bianca e sta benissimo: come tutto quello che indossa, non vedo l’ora di poterglielo togliere. Andiamo, sono solo due passi e camminiamo piano per non sudare troppo.

Per fortuna c’è l’aria condizionata e siamo ricevute subito, non appena mostro al piantone l’invito. Il poliziotto in uniforme stazzonata e sudata, una pancetta non proprio marziale, ci accompagna nei recessi del commissariato, bussa ad una porta e ci fa segno di entrare; lei lascia per un attimo il mio braccio, poi lo riprende e mi lascia passare per prima.

Il funzionario si è alzato in piedi, dietro una scrivania piena di carte, maniche di camicia arrotolate, colletto sbottonato, cravatta allentata. Giovane, bruno, un velo di barba a dimostrare che sta in piedi da parecchio tempo, due scuri occhi intelligenti che ci scrutano prima che ci faccia segno di accomodarci.

Da tutte le carte estrae con sicurezza un documento. Insomma, ci sono notizie su mia madre, sparita più o meno quando sono andata a vivere con lei. Non so se sono impallidita, ma certamente non è una notizia che mi faccia piacere; io non sento la sua mancanza, per quello che mi ha fatto, non so se lei sente la mia. Però adesso è ricoverata in ospedale, e per qualche ragione mi hanno cercata e trovata: deve aver dato il mio nome come persona da informare.

“Mi scusi, dottore. Questo significa che la situazione è grave, immagino”. Lei fa il suo mestiere e parla per me, ma io non lo avrei mai chiesto, non voglio saperne più niente. Grazie a lei, col mio passato ho chiuso, nella maniera più completa. Non la voglio vedere, mia madre, non importa.

Comunque la domanda prevede una risposta, che in sostanza è un non lo so, privacy o qualcosa del genere. Lei prende nota, dalla borsetta ha estratto matita e taccuino, quello carissimo che le ho regalato quasi per scherzo, con la copertina rigida e l’elastico a tenere chiuse le pagine e che per lei è un feticcio; solo a vederlo fra le sue mani mi sento meglio, riesco a ringraziare e salutare, ci stringiamo anche la mano.

Lei lascia che mi appoggi per tutto il percorso fino a casa, e rispetta il mio silenzio: sono certa che sa cosa sto pensando, forse non è d’accordo ma questa volta non mi lascerò convincere. Non andrò a trovarla, assolutamente, non voglio neanche sapere come sta.

“Lo farò io per te, ovviamente. E adesso non pensiamoci più. Mi compri la pizza, stasera? Ti prego”.

Giusto, per come siamo vestite, possiamo giocare a madre e figlia. Andiamo a comprare pizza a taglio e coca cola, e dovrà comportarsi bene: se si macchia la camicetta bianca la sculaccio.

 

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