Terapie

di cristinadellamore

Il professorone che mi segue da qualche anno ha visto in anteprima le mie ultime analisi e deve aver trovato qualcosa che non va. Mi ha telefonato e convocata per una visita urgente e non c’è bisogno di descrivere la mia preoccupazione come non sono in grado di raccontare come lei ha reagito.

Basti dire che durante tutta una notte di sonno ripetutamente interrotto ogni volta che mi svegliavo la sentivo piangere. Però al mattino mi ha portato il caffè, mi ha dato il bacio del buongiorno ed era già pronta, bellissima ed impeccabilmente truccata.
Sole e caldo, anche oggi, quindi camicetta senza maniche e bermuda per lei, canotta e shorts per me, e via verso un ospedale che non conoscevo, tra il Colosseo e San Giovanni. Piccole palazzine vagamente liberty ed un palazzone umbertino con assurde aggiunte moderne, vialetti con tanti alberi e una incredibile calma.

Entriamo per prime. E lei mi tiene per mano, un po’ troppo forte, forse. Nonostante il trucco lo vedo che è pallida. Io invece mi sento leggerissima e non ho più paura: siamo assieme e siamo invincibili.

Il professorone parla, mi spiega che a vedermi sembro in perfetta forma, mi dice che ci sono alcuni valori un po’ diversi dal solito e che sarebbe una buona idea fare altri accertamenti: una lista di analisi dai nomi improbabili ed incomprensibili. Cerco di stare attenta ma mi distraggo: davanti ai miei occhi, inquadrata dalla finestra, la sagoma inconfondibile dell’Altare della Patria ed i tetti del centro di Roma, annuisco a caso e intanto penso che ci sono troppe cose che ancora devo fare con lei.

Poi, come lo chiamano, esame obiettivo. Via shorts e canotta, mi stendo sul lettino e chiudo gli occhi mentre il professorone tocca, strizza, preme e manipola, mi dice si volti, si metta a sedere, e alla fine prego, si rivesta.

Solo allora apro occhi e vedo lei, gli occhi marrone sgranati, le labbra sottili stirate in una smorfia di tensione: è rimasta lì in piedi per tutto il tempo, gli occhi su di me.

Bene, conclude il professorone mentre infilo la canotta e infilo gli shorts senza dimenarmi troppo, mai trovato un fisico migliore del suo, lasciamo perdere le altre analisi e continui così. Si vede, aggiunge con un sorriso, che c’è chi si prende cura di lei.

Certo che c’è, mi sta allacciando le converse, in questo momento, e mi accarezza le caviglie. E visto che siamo qui, una delle cose da fare assieme possiamo farla subito: andare in cima al Vittoriale, ho letto che c’è un bar con una vista fantastica. E se anche fosse una balla, la vista migliore la porto sempre con me: lei, ovviamente.

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