Infortuni

di cristinadellamore

Stasera lei ha scelto di essere femminile al massimo. Dall’armadio ha estratto un vestito che non le avevo mai visto, certamente di qualche anno, le arriva appena sopra il ginocchio, senza maniche, una piccola scollatura quadrata ad evidenziare il solco tra le tette, cui ha abbinato le chanel dalla suola sottile e dal tacco appuntito; io invece ho scelto lo stile ragazzaccia, canotta a costine, microscopici shorts di jeans e scarpe da ginnastica.

E sì che lei mi aveva chiesto di essere elegante, ma questa serata, una pizza di buone vacanze, la prima di questa estate, non mi attirava. Amici suoi, del gruppo degli ex compagni di liceo; per carità, non sono mai stati meno che educati nei miei confronti, ma dopo il liceo classico di sono tutti laureati, e mi fanno in qualche modo sentire a disagio.

Stasera c’è anche un tizio pelato come una palla da biliardo, anche le sopracciglia, fin troppo elegante per il caldo e la stagione, giacca, camicia di lino senza collo, i pantaloni in fresco di lana che cadono impeccabili su lucidissimi mocassini neri, che mi si è seduto accanto ed ha cominciato a stringermi d’assedio, proprio sotto gli occhi di lei. All’inizio divertiti, poi progressivamente più cupi.

Potrebbe essere divertente, ma è sgradevole: sì, perché di rado ho visto lei gelosa, e questo tizio non mi guarda mai negli occhi. Il suo sguardo scivola lungo la scollatura, cerca di penetrare il tessuto della canotta dove è più teso, valuta la piega delle mie labbra immaginando chissà cosa. Sta anche cominciando a sudare, un odore un po’ acre che si perde nei refoli dell’aria condizionata ma prima si mischia ai profumi forti delle pizze. Troppo tempo che non attiravo così da vicino un corteggiatore, decisamente.

Un corteggiatore che rifiuta di prendere atto dei segnali di indifferenza, mi è passato l’appetito e la mia semplicissima pizza marinara è lì che si raffredda; in compenso svuoto il boccale e faccio un cenno quasi disperato al cameriere per chiedere un’altra birra. In genere lei me lo vieta, ma stasera al diavolo, questa è una battaglia che devo combattere da sola.

E invece no, una mano fresca molto in alto sulla coscia è il primo segnale, poi prima che possa lamentarmi per l’abbandono il braccio attorno alla vita, la stessa mano che si appoggia sul mio pancino. Il rombo inutile delle chiacchiere con le quali il pelato cerca di affascinarmi sparisce nel sussurro all’orecchio. È lei che mi dice che mi ama e che la sua penitenza dovrà durare ancora a lungo.

“Continua a pensarci, e passerà anche questa”, conclude in un soffio, e mi sembra di sentire la lingua agile accarezzarmi proprio dove sono più sensibile.

Sì, perché lei stasera, prima di vestirsi, si è messa faccia al muro, si è chinata in avanti, si è aperta le natiche ed ha ingoiato senza un lamento il plug più grosso che abbiamo. Penso al momento in cui lo toglierò e riesco a darmi la forza di sopportare il resto della serata.

Annunci