Ricordando

di cristinadellamore

“Amore, stavi urlando”.

Mi sveglio tra le braccia di lei, sudata e dolorante, il cuore che batte a mille. Mi guardo attorno nella penombra, è la nostra camera da letto, il nostro letto di ottone, il condizionatore che ronfa sommessamente contro la calura estiva. Era solo un sogno, ma fin troppo realistico.

Le chiedo di stringermi più forte e glie lo racconto. Ho sognato la mia prima volta, che avevo quasi dimenticato. Complice forse una birra di troppo, quel ragazzo che credevo fosse pazzo di me mi aveva finalmente portata sul suo scooter in un posto abbastanza isolato, nella notte primaverile un po’ umida. C’era tanto verde.

Senza neanche accorgermene mi sono trovata con jeans e mutandine alle caviglie, felpa e reggiseno tirati su e le sue mani che strizzavano, palpavano, frugavano. Non erano gentili, ma facevano male, almeno un po’. Mi sono resa conto, ma solo parecchio tempo dopo, che era ancora più ingenuo di me, la testa piena di porno da due soldi trovati su internet.

Poi me lo sono trovato addosso con tutto il suo peso, una protuberanza dura che premeva con urgenza contro di me, io provavo a dirgli di fare piano, cercavo di toccarlo e accarezzarlo ma lui non voleva aspettare.

Abbracciami e rilassati, mi ha detto, ed ho sentito una prima fitta, ho cacciato più che un grido un gemito, e magari lui l’ha scambiato per piacere quando era dolore.

Fai più piano, ho ripetuto, ma lui niente, ha spinto di nuovo ed io ho proprio gridato ed ho chiuso gli occhi.

Guardami, mi ha detto lui fermandosi lì dove era, con tutto il suo peso su di me. Era buio ma non abbastanza, ed ho visto la sua faccia: una faccia che avrei rivisto troppe volte, prima di incontrare lei: piacere fisico, certo, ma ancora di più la gioia di avere una donna sotto, schiacciata ed impotente, aperta ed obbediente.

Ha cominciato a muoversi e ad ogni spinta io urlavo, piangevo e lo pregavo di fare piano. E lui spingeva più forte, invece.

Mi è sembrata un’eternità, poi lui si è staccato da me con una nuova smorfia, gli occhi chiusi, ed ha cacciato un grido. Il suo era un grido di vittoria, e poi mi sono accorta che in realtà si era svolto tutto in un lampo.

E adesso sento di nuovo male, proprio lì dove me ne aveva fatto lui.

Lei mi ha baciata ed ho sentito il sale: stava piangendo.

“Nessuno ti farà più male, amore”. La sua parola mi basta: mi sono addormentata immediatamente, e mi sono svegliata, il sole già alto, tra le sue braccia.

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