Pasta

di cristinadellamore

“Nonna li chiamava maccheroni primavera, ma è meglio prepararli quando l’estate è un po’ più avanzata”, mi ha detto lei allineando, come sua abitudine, gli ingredienti sul piano di lavoro della cucina.

Do un’occhiata. Pomodori rossi e sugosi, una testa d’aglio, il barattolo di vetro con l’origano regalatoci in Basilicata, la lattina dell’olio che compriamo on line e che usiamo per cucinare, un pacco di pasta dalla forma strana, sembrano bucatini imbottiti di estrogeni.

Il mio primo incarico è proprio quello di spezzare la pasta.

“Ognuno in tre pezzi, e facciamo tutto il pacco: a mio fratello piacciono tantissimo”. Già, perché abbiamo ospiti, oggi, in questa domenica di sole e di caldo, è un po’ che non vediamo mio cognato, sua moglie e Leo, che forse avrà qualcosa di nuovo da raccontarmi sul suo romanzo d’amore con la ragazzina dalle mille lentiggini.

“Quando avrai finito, potrai andare a metterti addosso qualcosa che non sia vietato ai minori”, sorride lei, e la sua voce è la carezza che non può farmi perché è impegnata ad affettare i pomodori in fette rotonde. Fa caldo e ho addosso solo la maglietta di cotone che mi arriva appena all’inguine, ma che dire di lei, che ha messo il grembiule della nonna, e nient’altro, e adesso mi dà le spalle, offrendomi uno spettacolo del quale non mi stanco mai?

Sono ancora alle prese con la pasta, mezzo chilo sembra non finire mai, e intanto lei è passata alla testa d’aglio.

“No, niente camicia, lo lasciamo così, a spicchi interi. E stavolta useremo anche un po’ di sale in più, ce m’è bisogno”.

Finalmente ho concluso la mia fatica. Sento caldo, e non solo per lei che si avvicina e mi sfiora le labbra con un bacio: c’è già il forno acceso, e non è proprio stagione. Già il forno, poi? Non dobbiamo lessare la pasta?

“Questo è il bello: la pasta va cruda in forno, stuferà lentamente  con il bicchiere d’acqua ed il sugo dei pomodori. Nonno li chiamava maccheroni cotti crudi, che è una bella aporia”. Giuro che poi vado a vedere cosa significa, adesso seguo i gesti di lei che nella teglia dosa olio, acqua, origano, pasta, pomodori e sale e compone un piatto che è già bello da vedere così.

Il forno è caldo, lei apre lo sportello, sistema la teglia e regola la temperatura. Poi mi guarda negli occhi.

“Ci vorrà un’ora, ma non metterti idee in testa, ogni tanto bisognerà dare una bella mescolata per far cuocere uniformemente la pasta”. Io ho sempre quell’idea, quando sono sola con lei. Penso proprio che riuscirò a concretizzarla.

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