Carapaci

di cristinadellamore

Sole, e soltanto una brezza. Comunque è meno caldo che in città: c’è alta marea, la battigia è mezza divorata dalla risacca, ogni tanto arriva qualche schizzo, gelato sulla pelle arroventata anche se saggiamente protetta dalla crema protezione trenta. Dietro le lenti polarizzate, un regalo che mi ha fatto lei, tengo le palpebre semiabbassate; ho quasi sonno, lei mi ha promesso di guidare al ritorno e mi sono concessa una birra gelata.

Lei ha il vecchio cappellino con la visiera che era del padre. Un regalo del nonno portato dal Principato di Monaco, con le bandiere a scacchi del Gran Premio. “C’era anche la maglietta, e quella l’ha presa mio fratello. Credo la stia conservando per Leo”, mi ha spiegato. Porta occhiali più scuri e più vecchi dei miei, ma vedo lo stesso i suoi occhi marroni che scorrono sul mio corpo e sorridono. Come sempre, è una carezza quasi fisica. Un brivido lungo la schiena, i capezzoli che si drizzano e si gonfiano, le cosce che si allargano; e lì dove ho poggiato un lembo dell’asciugamano mi bagno e non è per il sudore.

Ho voglia di lei, mi accontenterò di un’altra birra, cercando di non pensare a quello che lei sa fare con una bottiglietta vuota. Le chiedo se ha voglia di un caffè, lei sorride scuotendo la testa; so che non ho bisogno del suo permesso ma chiedo almeno la sua approvazione. Lei lo sa, ne abbiamo parlato a lungo, e per questa volta me la dà vinta, dice che ho ragione, fa caldo ed ho sudato nell’incongruo traffico lungo la regionale.

“Prenditela comoda, amore. Resta un po’ all’ombra, bevitela lì”, e fa un cenno verso il chiosco, “così’ non mi verrà la tentazione di imitarti”. So che mi guarda mentre mi alzo lentamente, mi stiracchio, infilo la maglietta bianca che mi copre fin sotto il sedere, mi avvio ciabattando ed ancheggiando sulla sabbia bianca e bollente; so che in questi momenti è lo sguardo puro e castissimo della sorella maggiore, o addirittura della mamma sempre in ansia. Me lo ha anche confessato: “Ho paura di lasciarti sola in questo mondo, ne hai passate abbastanza, hai il diritto di essere protetta ed aiutata ed io ho giurato di farlo”.

Anche io ho giurato: di amarla, onorarla, aiutarla. Vabbè, anche di obbedirle, ma su questo devo ancora lavorare, lei lo sa ed anche io.

Amarognola e gelata, niente a che vedere con le birre artigianali che ormai non beviamo più per rispetto del nostro girovita, va giù ingannevolmente come acqua, ed altrettanto ingannevolmente disseta. Al bancone, accanto a me, una coppia che vediamo ogni sabato: della mia età, una ragazza bionda, i capelli lisci e lunghi fin quasi al culetto rotondo, un ragazzo nero come il carbone, quanto basta per far bollire il sangue di qualche razzista nostrano. Sembrano davvero innamorati, buon per loro, hanno la mia benedizione.

Dopo la birra, un pizzicorino all’inguine, e prima di raggiungere lei passo per i bagni, incredibilmente puliti ed in ordine. Quante volte, quando ancora ero soltanto il suo giocattolo, l’ho fatto davanti a lei, per eccitarla ed eccitarmi? Ho perso il conto, e non ricordo più l’ultima volta: ho voglia di rifarlo, stasera lo farò, e metterò il nostro collare, e la chiamerò mia signora. Perché non ha smesso di esserlo anche se adesso siamo un unico corpo ed un unico spirito.

Mi avvio per andare da lei, e da lontano ho un colpo al cuore: accanto ai nostri lettini due maschioni abbronzati, palestrati e tatuati fanno la ruota nella più classica delle danze di accoppiamento. Lei li ignora, a me viene voglia di urlare. La vedo muovere delicatamente una mano: non so come ha fatto ma senza voltarsi sa che sto arrivando e mi fa segno di girare al largo.

Ho detto che sull’obbedienza devo ancora lavorare, ma davanti ad un ordine diretto sono come una recluta: sbatto mentalmente i tacchi e cambio strada, e vado a sistemarmi ad una trentina di metri, seminascosta da una catasta di lettini chiusi.

E’ questione di minuti che a me sembrano ore: frustrati, i maschioni girano sui tacchi in un luccicare di pettorali ed addominali depilati ed in un ballonzolare di uccelli penzoloni e si avviano alla ricerca di una preda più facile. So cosa devo fare, conto fino a dieci e la raggiungo. Accidenti a quando l’ho lasciata sola: fossi stata con lei, li avrei scacciati come si fa con gli insetti molesti.

“Ci puntavano da mezz’ora, amore. E’ stata un’ottima idea quella di andare a prenderti da bere. Mettiti comoda, non è successo niente”. Sorride, e sorrido un po’ amaro anche io. La sua imperturbabilità ancora non sono riuscita ad impararla.

Annunci